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Di due epigrafi funerarie ritrovate
a Casal di Principe [p. 67]
Nel 1772 come ci informa il Mastrominico (161) «nello scavare i fondamenti del piccolo atrio della chiesetta rurale di S. Maria Preziosa» di Casal di Principe furono ritrovate due epigrafi funerarie poi puntualmente registrate dal C.I.L. dopo la ricognizione del Von Duhn con le seguenti iscrizioni:
D · M
CASSIAE · C · FIL
SPE · NI · C · CASSIVS
ALEXANDER · ET
CLAVDIA · PRONVA
PARENTES
FILIAE · DVLCISSIME
VIXIT · AN · XVIIII
M · XI · DIEB · IIII (162)
«D(is) M(anibus) Cassiae C(assii) fil(iae) Spe(?) Ni(?)
C(neus) Cassius Alexander et Claudia Pronua parentes filiae
dulcissime vixit an(nis) XVIIII m(ensibus) XI dieb(us) IIII»
«(Sacro) agli Dei Mani di Cassia, figlia di Cassio, Spe(?) Ni(?).
I genitori Gneo Cassio Alessandro e Claudia Pronua alla figlia
che visse 19 anni, 9 mesi e 4 giorni, dolcissimamente (posero)»
DIS · MANIB ·
COSSINIAE · ASIES
(c)OSSINIVS · HESPERVS
MAIOR · VIR · EIVS
CVM · QVO · VIXIT · AB
VIRGINITATE · SVA
AD · FINEM · VITAE · SVAE
DECESSIT · A · XXVI (163)
«Dis Manib(us) Cossinae Asies (C)ossinius Hesperus Maior vir eius cum quo vixit ab virginitate
sua ad finem vitae suae decessit a(nnis) XXVI»
«(Sacro) agli dei Mani di Cossinia Asia. Suo marito Cossinio Espero Maggiore con cui
visse dalla fanciullezza alla fine della sua vita. Morì a 26 anni»
Va evidenziato che le due epigrafi di Casal di Principe, di cui la seconda presentava nei lati le
consuete rappresentazioni dell’urceus e della patera benché riportate tra le iscrizioni di Liternum
vanno ascritte più propriamente tra quelle di Atella. D’altronde lo stesso Mommsen,
nell’introduzione alle lapidi liternine, avverte che le iscrizioni provenienti dal «”districtus
Aversani” sono passibili, a causa della vicinanza di questo territorio, quanto non anche
la sua appartenenza a questa antica città, di un’origine atellana» (164).
Per la stessa ragione è da considerarsi atellana, seppure risulta intestata a Lucio Aurelio
Apolausto Hieronico, Augustale massimo a Capua, anche la lapide ritrovata a Frignano Maggiore
nel XVI secolo; ancor più se si tiene nel dovuto conto la professione di pantomimo esercitata
dall’intestatario. Non va infatti dimenticato che la pantomima, l’azione scenica costituita da
semplici gesti degli attori, era in un certo qual modo, insieme alla maschera, l’elemento chiave
delle fabulae atellanae: quale palcoscenico migliore, quindi, della città campana per consolidare
la propria fama di grande pantomimo da parte di Lucio Aurelio Apolausto Hieronico! Non a
caso questi dimorò lungamente in Campania e a Napoli dove ottenne, tra l’altro il premio del
locale ginnasio come risulta dal catalogo dei ludi augustali (165).
L’epigrafe segnalata una prima volta dal Menesterio al Doni (166) e poi riportata
dall’Orelli (167) è registrata dal C.I.L. nella seguente lezione:
(l) AVRELI(o)
APOLAVSTO
HIERONICO · BIS · CORONATO
ET · DIE · PANTOM · PARASITO
ET · SACERDOTI · APOLLINIS
AVGVST · CAPVAE · MAXIMO. (168)
«(Lucio) Aureli(o) Apolausto Hieronico bis coronato et die pantom(imico) Parasito et sacerdoti
Apollinis August(ali) Capuae Maximo»
«Al commensale Lucio Aurelio Apolausto Hieronico coronato due volte e a lungo pantomimo
e sacerdote di Apollo Augustale Massimo di Capua»
Note:
(161) A. MASTROMINICO, Ricerche storico-artistiche intorno
all’antico Vico Fenicolense presso Literno, Napoli 1802, pag.89.
(162) C.I.L., X, 3719.
(163) C.I.L., X, 3720.
(164) C.I.L., X, pag. 356.
(165) G. CIVITELLI, I nuovi frammenti di epigrafi greche relative ai
ludi augustali di Napoli in «Atti dell’Accademia di Archeologia Lettere e Belle Arti di Napoli»,
XVII, parte II (1896), pp. 1-82, pag. 21.
(166) G. B. DONI, Cod. Vat. 7113, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica
Vaticana. Giovan Battista Doni (Firenze 1594-1647) fu uno dei più famosi eruditi italiani del XVII
secolo.Versato in molte e svariate dottrine (dalla matematica all’archeologia, dalle lingue orientali
alla filosofia) tenne lungamente la cattedra di eloquenza latina e greca all’Università di Firenze.
Gran parte della sua produzione scientifica e letteraria fu pubblicata in due volumi da G. B.
Passeri e A. F. Gori nel 1763.
(167) J. C. ORELLI, op. cit., n. 2628.
(168) C.I.L., X, 3716.
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