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Di due altre epigrafi documentate
a Casapuzzano [p. 51]

Relativamente a questa piccola località tra Succivo e Marcianise, le fonti riportano altri due frammenti di epigrafi, un tempo murate nella chiesa di San Michele e oggi disperse, provenienti da Atella, localizzata a poche centinaia di metri.
Sulla prima, resa nota dal Muratori (98), citata dal Pratilli (99) e schedata dal C.I.L. con la lezione e l’integrazione di quest’ultimo, si leggeva:

(l. r.)VBONIVS L.(l.)
TESTAMENTO
SVO LEGAVIT
(100)

«(l)ucius r(ubonius) L(ibertus) (l)ucii testamento suo legavit»

«Lucio Rubonio, liberto di Lucio su sua disposizione»

dove la formula «testamento suo legavit», assai diffusa nelle iscrizioni sepolcrali, indica la realizzazione del sepolcro su disposizione testamentaria del defunto.
Sulla seconda, segnalata dal Codice Filonardiano (101) e dal Pratilli (102), schedata dal C.I.L. (103) era invece inciso:

AVFVSTIAE
CARMEN


«Carme per la (gens) Aufustia»

La diffusione della gens Aufustia è documentata oltre che ad Atella, nella Campania interna, so­prattutto a Capua, Nola, Trebula e Venafrum.


Orta di Atella, loc. Casapuzzano,
facciata della chiesa di S. Michele

Un membro di questa famiglia ritornava su un altro frammento riportato dal Mondo (104) sul quale si leggeva:

L.AVFVSTIVS·L·L·STRATO

«L(ucius) Aufustius L(ucii) l(ibertus) Strato»

«Lucio Aufustio Strato, liberto di Lucio» (105)

Su una altra epigrafe, riportata dal Ligorio, si leggeva:

m. amidio m. f. quir | primitivo | aedil. curul. ii.viro | flamini martiali | quaestori saliorum | magistro iiii viro qq | ob. merita | m. ansidius m. f. quir | antiquas | mil. leg i. ital. per | agen. f. c. | I decr. dec.dat (106)

«M(arco) Amidio M(arci) f(ilio) quir(ina), primitivo, aedil(i) curul(i) ii. viro, flamini martiali, quaestori saliorum, magistro iiii viro q(uin)q(uennali), ob(ito) merita, M(arcus) Ansidius M(arci) f(ilius) quir(ina) antiquas, mil(es) leg(ionis) I Ital(iae) per(egrinus) | agen(s) f(aciendum) c(uravit). | l(ocus) decr(eto) dec(urionum) datus)»

«A Marco Amidio primo figlio di Marco (della tribù) Quirina, edile curule duoviro, sacerdote di Marte, questore dei Salii, magistrato quattuorviro quinquennale, che ottenne dei meriti, Marco Ansidio, figlio di Marco dell’antica (tribù) Quirina, soldato della I legione, commissario imperiale d’Italia per gli stranieri fece fare. Luogo concesso con decreto dei Decurioni».

Nel cursus di questo personaggio troviamo alcuni incarichi quali edile curule, flamine marziale e questore dei Salii, in merito ai quali credo sia opportuno dare qualche delucidazione.
Gli aediles curules erano magistrati eletti in numero di due dai comizi tributi con diritto alla sella curulis, donde questa denominazione per distinguerli dagli aediles plebis. Come questi erano addetti alla sorveglianza sul commercio pubblico, ivi compreso quello degli schiavi, all’approvvigionamento delle città, alla cura delle strade degli edifici e dei luoghi pubblici, all’allestimento dei giochi pubblici.
Martialis flamen erano denominati invece le persone addette alla celebra­zione dei sacrifici in onore di Marte.
Il quaestor salioris era uno dei 24 membri costituenti il collegio dei Salii, diviso in due collegi di dodici membri ciascuno denominati rispettivamente Palatini e Callini, adibiti, come i flamini marziali, al culto del dio Marte. Per questa ragione competeva loro, in occasione delle guerre, l’esercizio dell’ar­milustrium ovvero la purificazione delle armi.
Sacerdote, ma non sappiamo purtroppo di quale collegio, era anche quell’Atazio menzionato in un frammento di epigrafe ritrovata dal Corrado nei primi anni del secolo scorso nella bottega di un calzolaio a Parete:

SAC
ATATIVS·A·F
LAETI ET CR(i)
MINE TE


«Sac(erdos) Atatius A(tatii)
f(ilius) laeti et crimine te ...»

«Il sacerdote Atazio,
figlio di Atazio ...»

La gens Atatia era romana. Da una iscrizione del Canogerà apprendiamo di un certo Lucio Atazio, pronipote di Lucio, tribuno della VII legione di soldati (107).


Note:
(98) P. APIANO, ms. 7, a, Milano, Biblioteca Ambrosiana, pubblicato in L. A. MURATORI, Anecdota quae ex Ambrosiana Bibliothecae codicibus nunc primum eruit, notis ac disquisitionibus auget, Milano 1697.
(99) F. M. PRATILLI, op. cit., pag. 338 («Accanto alla chiesa parocchiale del villaggio di Casapuzzana, situato al di sotto di Atella son due marmi, uno de’ quali appartiene alla famiglia Rubonia»).
(100) C.I.L., X, 3754 [=3548].
(101) Liber Filonardiani, f. 108’. Il Codice Filonardiano prende questo nome per essere stato lungamente conservato a Bauco (oggi Boville Ernica), presso Veroli, in provincia di Frosinone, nella libreria di Ennio Filonardi, Cardinale-Vescovo di Albano Laziale. Da qui pervenne successivamente a Roma presso Costantino Corvisieri e poi nel 1873 a Berlino presso la sezione manoscritti della Staatsbibliothek Preussischer Kulturbesitz, dove tuttora si conserva con la signatura Lat. 61 (P)
(102) F. M. PRATILLI, op. cit., pag. 338.
(103) C.I.L., X, 3741 [=539*].
(104) F. DANIELE, Opuscoli di Domenico Mondo, Napoli 1763, III, pag. 5, n. 3741.
(105) C.I.L., X, 8959.484.
(106) P. LIGORIO, Taurinensis tabularii 3, ms., Torino, Biblioteca Nazionale.
(107) V. DE VIT, Onomasticon in E. FORCELLINI, Totius latinatis lexicon opera et studio ..., Prato 1879-1883, s.v.