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Giuseppe Castaldi, Origini di Caivano e del suo Castello,
in: Il movimento letterario, anno II, maggio-settembre 1932.

[frammento]
... In fine, aboliti i feudi già da un pezzo, il castello fu venduto nel 1860 da Eleonora Caracciolo, che lo aveva ereditato, ad un ricco possidente del luogo, Paolo Lanna, dal quale ultimamente è passato ai suoi eredi.
Il fabbricato, abbastanza deprezzato, benché fosse stato di­chiarato monumento nazionale, ora è adibito a Casa comunale, un tempo a Pretura anche e a carcere mandamentale. Verso il 1441 doveva essere già un castello forte se sostenne gloriosamente l’assedio delle genti di Alfonso D’Aragona, che venivano alla conquista del Reame. Fu ad esso che, il 27 novembre 1647, il popolo infuriato dette l’assalto e da cui con grave per­dita fu ricacciato per opera del Tuttavilla, come racconta il De Sanctis nella Istoria del tumulto di Napoli.

* * *

Nel periodo della denominazione angioina il castello di Caivano dovett’essere assai diverso da quello che oggi si vede, giacché accurate osservazioni fanno credere che prima d’essere portato all’attuale assetto architettonico, per cui si presenta come un edifizio di stile cinquecentesco, dovette sorgere come una fortezza costituita da quattro torri, congiunte da muri di rilevante spessore.
Anzi l’ipotesi assume la forma della certezza, quando si nota il distacco della fabbrica del primo piano da quella del piano superiore, il quale, di costruzione assai meno robusta, dovett’essere edificato in epoca posteriore, quando tutto il ca­stello non ebbe più lo scopo della difesa, ma servì unicamente ad offrire un comodo alloggio ai signori di quella terra. Il nuovo assetto non toglie però che all’edificio rimanga qualche traccia della primiera destinazione. Infatti, la torre maschia, che ga­rentiva l’ingresso alla fortezza dal lato del villaggio, si erge ancora maestosa fra le altre che lo garentivano agli altri lati; esse oggi, in seguito alla trasformazione a cui abbiamo accen­nato restano quasi nascoste nella fabbrica. Dei tre piani in cui si divide la torre è notevole la volta del primo per la sua speciale e simmetrica costruzione a spicchi.
Dal lato esterno, alle basi, la torre è cinta di sproni e resa forte da un bastione che probabilmente doveva prolungarsi in­torno all’antica fortezza ed isolarla dai profondi fossati, sui quali passavasi mediante il solito ponte levatoio, unico mezzo di comunicazione tra il castello ed il villaggio, anch’esso cinto di mura e fortificato con torri.
Dopo la caduta del barbarico periodo angioino, per opera del magnanimo Alfonso, il Rinascimento portò anche in Napoli il suo benefico influsso, determinando il trionfo della romanità decaduta; anche sui muri massicci del castello di Caivano, che restarono a formarne il primo piano, fu eretto il nuovo palazzo dalle comode stanze, dalle ampie finestre rettangolari piene di aria e di luce. E poiché la facciata, se non fosse stata resa uniforme, avrebbe fatto contrasto lesivo all’euritmia architet­tonica, tanto bene osservata nel periodo cinquecentesco, l’arte­fice, vincendo l’asprezza dei muri del fortilizio, vi aprì al primo piano dei piccoli vani a tutto sesto che, seguendosi in bell’ordine con altri due del pianterreno posti ai lati dell’ingresso e di sesto simile, attenuano il contrasto del novello adattamento ed impri­mono a tutta la fabbrica lo stile dell’epoca. Ma dove questo si rivela nella massima perfezione, è nella porta d’ingresso del piano superiore, la quale, negli stipiti di marmo bianco, reca scolpita in rilievo una ghirlanda di frutta, opera di mano esperta ed allusione non dubbia della produzione locale.