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Catello Salvati (a cura di),
Codice Diplomatico Svevo di Aversa,
Napoli, Arte Tipografica, 1980

a. 1249, Vol. II, pp. 484-485, doc. CCXLIV
X In nomine domini nostri Iesu Christi dei eterni. Anno ab incarnacione eiusdem millesimo .C°C°. quadragesimo nono, men|se augusti septime indictionis, regnante domino nostro FRederico Dei gracia invictissimo Romanorum imperatore semper augusto | et serenissimo Ierusalem et Sicilie rege, imperii vero eius anno vicesimo nono, regni Ierusalem anno vice|simo tercio et regni Sicilie quinquagesimo primo. Nos Deodatus, Leonardus et Franciscus uterini fratres filii | olim Petri cognomine de Amorosa habitatores ville Pumillani de tenimento Averse sicut aptum et congruum est, | bona etenim voluntate mea, cum autoritate de Palensis tutoris nostri, per cartam, in presencia Nicolai de Ar|bisso suprascripte Aversane civitatis iudicis et Petri Filimarini publici eiusdem civitatis notarii, presentibus etiam ibidem | Nicolao Peregrini, abbate Deodato beneficiali suprascripte ecclesie Sancti Pauli et Iohanne de Minchio civibus Aversanis testibus ad hoc | specialiter rogatis, in perpetuum, pro remissione peccatorum Petri de Amorosa olim patris nostri pro eius anniversario celebrando, | obtulimus Deo et Congregacioni ecclesie Sancti Pauli de Aversa, per manus tui Nicolai Landrini yconumi atque rectoris | domorum omnium Congregacionis predicte hoc est annuum redditum duorum tarenorum Amalfie capiendo videlicet annuatim red|ditum suprascriptum super quadam domo nostra in qua nunc est cellarium. que domus esse videtur intus suprascriptam villam Pumillani et hos | habeat fines: ab oriente est finis domus et curtis Iohannis Maraldi de eadem villa et curtis nostrum qui supra Deodati, Leo|nardi et Francisci, a meridie est finis via publica, ab occidente est finis curtis Marie de Ammacu, a septentrione est finis | domus et curtis Iohannis Zaccarie. ad possessionem et proprietatem predicte Congregacionis et partis eius atque rectorum | suorum presencium et futurorum vel cui hec carta per eos in manu paruerit, ad habendum et possidendum illud firmiter | amodo et semper et faciendum exinde quicquid sibi vel eis placuerit, salvo tamen suprascripto anniversario ut dictum est. Et | taliter nos qui supra Deodatus, Leonardus et Franciscus uterini fratres, qualiter nobis congruum fuit, fecimus. Et te | Petrum filium Marini publicum Averse notarium qui interfuisti scribere rogavimus. AVERSE. (S)

X EGO QUI SUPRA NICOLAUS IUDEX. (S)
X Nel nome del Signore nostro Gesù Cristo Dio eterno. Nell’anno millesimo CC quarantesimo nono dalla sua incarnazione, nel mese di agosto della settima indizione, regnante il signore nostro Federico per grazia di Dio invittissimo sempre augusto imperatore dei Romani e serenissimo re di Gerusalemme e di Sicilia, invero nell’anno ventesimo nono di suo impero, nell’anno ventesimo terzo di regno di Gerusalemme e cinquantesimo primo di regno di Sicilia. Noi Deodato, Leonardo e Francesco, fratelli uterini figli del fu Pietro di cognome de Amorosa, abitanti del villaggio di Pumillani del territorio di Averse, come è per noi opportuno e congruo, di certo per nostra buona volontà, con l’autorità di Palensis tutore nostro, mediante atto, in presenza di Nicola de Arbisso giudice della soprascritta città aversana e di Pietro Filimarino pubblico notaio della stessa città, ivi presenti anche Nicola Peregrino, l’abate Deodato beneficiale della predetta chiesa di san Paolo e Giovanni de Minchio, cittadini aversani, testimoni a ciò specificamente richiesti, in perpetuo, per la remissione dei peccati di Pietro de Amorosa già padre nostro, per celebrare il suo anniversario, offriamo a Dio e alla congregazione della chiesa di san Paolo di Aversa, per mano di te Nicola Landrino, economo e rettore di tutte le abitazioni della predetta congregazione, il reddito annuo di due tareni di Amalfie, da prendersi cioè il reddito soprascritto ogni anno sopra una certa casa nostra in cui ora è una cantina. La quale casa risulta essere dentro l’anzidetto villaggio di Pumillani e ha questi confini: a oriente la casa e il cortile di Giovanni Maraldo dello stesso villaggio e il cortile di noi suddetti Deodato, Leonardo e Francesco, a mezzogiorno è la via pubblica, a occidente è il cortile di Maria de Ammacu, a settentrione è la casa e il cortile di Giovanni Zaccaria. Nel possesso e nella proprietà della predetta congregazione e della sua parte e dei suoi rettori presenti e futuri o di chi nelle cui mani per loro comparisse questo atto, ad averlo e possederlo fermamente da ora e sempre e a farne quindi qualsiasi cosa ad essa o a loro piacerà, salvo tuttavia l’anzidetto anniversario come è stato detto. E in tal modo noi anzidetti Deodato, Leonardo e Francesco, fratelli uterini, come per noi fu opportuno, abbiamo fatto. E a te Pietro, figlio di Marino, pubblico notaio di Averse, che fosti presente, chiedemmo di scrivere. In AVERSE. (S)

X Io anzidetto Nicola giudice. (S)