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Rosaria Pilone (a cura di)
L’antico inventario delle pergamene
del monastero dei SS. Severino e Sossio

(Fonte: ASN, Monasteri soppressi, vol. 1788)
Istituto Storico Italiano per il Medio Evo,
Fonti per la Storia dell’Italia Medievale, Regesta Chartarum 48, Roma, 1999


Vol. II, [701], c. 85v (già LXXXVIIv).
[21 febbraio 977 oppure 992, Napoli].

Lo stesso documento è regestato con alcune varianti al n. 1593 da cui si desume che può risalire ad una delle date segnalate.
Instrumentum unum curialiscum scriptum, factum in tempore domini Basilii magno imperatore, continente quomodo Mauro, filio quondam Iohannis de Arniperti, abitator de loco Casapuczana, offeruit a monasterio Sancti Severini Etsoxi integram ecclesiam vocabulo Beatissimi Simionis, que ego a novo fundavi in loco Pumillano et ad Atella. Et est signatum hoc signum. Strumento scritto in caratteri curiali, fatto nel tempo del signore Basilio grande imperatore, contenente come Mauro, figlio del fu Giovanni de Arniperti, abitante del luogo Casapuczana, offrì al monastero di san Severino e Sossio l’integra chiesa con il nome del beatissimo Simeone, che dal nuovo fondò nel luogo Pumillano et ad Atella. Ed è contrassegnato con questo simbolo.



Vol. II, [750], c. 91v (già LXXXXIIv).
[8 febbraio 984, Napoli]

Lo stesso documento è regestato con alcune varianti al n. 1765 da cui è desunta la datazione.
Instrumentum unum curialiscum scriptum, factum in tempore Costantini magno imperatore, continens quomodo Pipiro, filio quondam Petri de idem Piperro, habitator de Pumillano, de Atella venundedit et tradit dompno Stephano, venerabili abbati monasterii Sancti Siverini, idest integrum funditiolum meum posita vero in loco Pumillano, una cum integra clusuria de terra mea, posita vero in loco Pumillano, quanque et integra corrigiola terre mea que nominatur ad Castanito, que ad Orbem dicitur, et posita in loco qui nominatur Bibaro. Et est signatum hoc signum.

Strumento scritto in caratteri curiali, fatto nel tempo di Costantino grande imperatore, contenente come Pipiro, figlio del fu Pietro dell’omonimo Piperro, abitante di Pumillano de Atella vendette e consegnò a domino Stefano, venerabile abate del monastero di san Severino, “l’integro mio piccolo fondo sito invero nel luogo Pumillano, insieme con l’integra chiusura di terra mia, sita invero nel luogo Pumillano, ed anche l’integra piccola striscia di terra mia che è chiamata ad Castanito, detta ad Orbem e sita nel luogo chiamato Bibaro”. Ed è contrassegnato con questo simbolo.



Vol. III, [1423], c. CLIIIv
[post 10 gennaio 976 - ante dicembre 1025].

L’atto è datato sulla base degli estremi cronologici del regno di Basilio II.
Instrumentum unum c(urialiscum) scriptum, factum in tempore domini Masilii in peratore, continens quomodo Piparo, filio quondam Stephani Grassulli, habitator Pumilliani Atellano, tenet a monasterio Sanctorum Siverini et Sossii, idest integrum fundum dicti monasterii, posita vero in superscripto loco Pumilliano, una cum .VII. petias terrarum, prope ibidem; et rendunt terraticum a dicto monasterio modia .XIIII. atuctus in monasterium. Et est signatum hoc signum. Atto scritto in caratteri curiali, fatto nel tempo del signore Basilio imperatore, contenente come Piparo, figlio del fu Stefano Grassullo, abitante di Pumilliani Atellano, tiene per il monastero dei santi Severino e Sossio l’integro fondo del detto monastero sito invero nel soprascritto luogo Pumilliano, insieme con VII pezzi di terra lì vicino; e rendono come terratico per il detto monastero moggia XIIII portate nel monastero. Ed è contrassegnato con questo simbolo.




Vol. III, [1593], c. 25v (già XXVv).
[21 febbraio 977 oppure 992, Napoli]

L’atto, sulla base degli estremi cronologici del regno di Basilio II e del calcolo indizionale, può risalire agli anni 977, 992, 1007 e 1022; in riferimento all’abate Stephanus, si può propendere per uno degli anni sopra segnalati. Lo stesso documento è regestato al n. 701 con alcune varianti.
Instrumentum unum curialiscum offertionis factum in tempore domini Basilii magni imperatoris, die .XX. prima mensis februarii, indictione quinta, Neapoli, continens quomodo Maurus, filius quondam Iohannis de Arniperti, habitator de loco qui nominatur Casapuzana, offeruit et tradidit domino Stephano venerabili abbati monasterii Sanctorum Severini Sossii, ecclesiam unam suam sub vocabulo Beatissimi Simeoni, quem ipse construxit et edificavit, sitam in loco Pumilliano, una cum omnibus iuribus, rotionibus et pertinentiis suis ad habendum, tenendum, possidendum etc.; et promisit habere ratum, gratum et firmum et non contrafacere, revocare iuravit, prout in dicto instrumento offertionis continetur. Quod instrumentum est signatum in presenti inventario sub tali signo. Strumento di offerta scritto in caratteri curiali, fatto nel tempo del signore Basilio grande imperatore, nel giorno XX primo del mese di febbraio, quinta indizione, Neapoli, contenente come Mauro, figlio del fu Giovanni de Arniperti, abitante del luogo chiamato Casapuzana, offrì e consegnò a domino Stefano venerabile abate del monastero dei santi Severino [e] Sossio, una sua chiesa sotto il nome del beatissimo Simeone, che lo stesso costruì e edificò, sita nel luogo Pumilliano, con tutti i suoi diritti, ragioni e pertinenze, affinché la avesse, tenesse [e] possedesse etc.; e promise di ritenere ciò deciso, gradito e fermo e giurò di non violare e revocare, come è contenuto nel detto strumento di offerta. Il quale strumento è contrassegnato nel presente inventario sotto tale simbolo.



Vol. III, [1765], c. 72r (già LXXIIr).
[8 febbraio 984, Napoli]

Considerando in stretto rapporto cronologico i documenti che presentano uno stesso autore, in riferimento a Pipiro (Piperus, Piperro) filius quondam Petri de Pumiliano che compare in un altro documento dell’epoca di Basilio II, si ritiene che l’atto sia intitolato a Costantino VIII e che risalga al periodo in cui l’imperatore ha regnato associato con il fratello Basilio II (976 gennaio 10-1025 dicembre), perché durante l’arco di tempo in cui ha regnato da solo (1025 dicembre-1028 novembre 12) non ricorre mai l’indizione .XII. segnalata nel regesto. Pertanto, sulla base del computo indizionale, l’atto può risalire agli anni 984, 999 e 1014; si propende per il 984 per la presenza nel monastero dell’abate Stephanus.
Lo stesso documento è regestato al n. 750 con alcune varianti.
Instrumentum unum similiter curialiscum factum in tempore imperatoris Costantini, die .VIII. mensis februarii, indictione .XII., Neapoli, continens quomodo Pipiro, filio quondam Petri, de loco Pumilianu et cum consensu de Sica, coniux eius, vendidit et tradidit domino Stephano, humili abbati dicti monasterii, integru fundiolu de terra in dicto loco Pumillanu, una cum integra clusuria de terra posita vero in loco in dicto loco Pumillano quamque et integra corrigiola de terra qui nominatur ad Castanietum. Et est coniuntum dictum fundum cum fundu de herede quondam Iohannis Sarraceni et cum fundu de illi Ganiarini de ipso loco, de alio capite via puplica; et ipsa clusuria de terra iuxta terram Sancte Marie Catholice Maioris, iuxta terram dicti venditoris, iuxta terram de illi Longobardi, iuxta via puplica; et alia corrigiola de terra iuxta terram de ipsi Ganiarini, iuxta viam puplicam, iuxta terram de Arni de superscripto loco, ad habendum, tenendum, possidendum, vendendum etcetera, pretio auri solidos triginta bisanteos. Et promisit habere ratum, gratum et firmum etcetera renuntiavit et iuravit, prout in dicto instrumento exinde facto continetur. Quod instrumentum est signatum sub hoc signo.


Strumento similmente scritto in caratteri curiali, fatto nel tempo dell’imperatore Costantino, nel giorno VIII del mese di febbraio, XII indizione, Neapoli, contenente come Pipiro, filio del fu Pietro, del luogo Pumilianu e con il consenso di Sica, moglie di lui, vendette e consegnò a domino Stefano, umile abate del detto monastero, l’integro piccolo fondo di terra nel predetto luogo Pumillanu, con l’integra chiusura di terra sita invero nel detto luogo Pumillano ed anche l’integra piccola striscia di terra chiamata ad Castanietum. E il predetto fondo è adiacente al fondo dell’erede del fu Giovanni Sarraceno e al fondo dei Ganiarini dello stesso luogo, dall’altro capo [è] la via pubblica; e la detta chiusura di terra [è] vicina alla terra di santa Maria Cattolica Maggiore, alla terra del detto venditore, alla terra dei Longobardi, alla via pubblica; e l’altra piccola striscia di terra [è] vicina alla terra degli stesso Ganiarini, alla via pubblica, alla terra di Arni del soprascritto luogo, affinché la avesse, tenesse, possedesse, vendesse etc., al prezzo di trenta solidi d’oro di Bisanzio. E promise di ritenere ciò concluso, gradito e fermo etc. rinunziò e giurò, come è contenuto nel detto strumento pertanto fatto. Il quale strumento è contrassegnato sotto questo simbolo [nel presente inventario].