| Indice | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15
| 16
| 17
| 18
| 19
| 20
| 21
| 22
| 23
| 24
| 25
| 26
| 27
| 28
| 29
| 30
| 31
| 32
| 33
| | |||
Bruno D’Errico (a cura di),
Estratti dalle refute dei Quinternioni della Regia Camera della Sommaria
riguardanti Pomigliano d’Atella e Frattapiccola
Nel Regno di Napoli, dalla sua fondazione nel 1444 a tutto il 1806, la Regia Camera della Sommaria
svolse, tra le altre, la funzione di controllo sulla feudalità ai fini fiscali, per garantire il pagamento da
parte dei baroni delle tasse connesse ai beni feudali, in particolare l’adoha, un importo annuo sostitutivo
dell’antico servizio militare prestato dai baroni al sovrano, e il relevio, ossia la tassa di successione feudale,
che veniva pagata in caso di subentro nel feudo per la morte del titolare: il relevio ammontava alla metà
delle entrate annue del feudo. Non vi era, invece, alcuna tassa da pagare in caso di vendita del feudo.
La Camera della Sommaria compilava dei registri denominati Quinternioni sui quali erano annotati tutti
gli atti e fatti connessi alla storia di un feudo: concessione, variazione del patrimonio, donazioni, vendite,
obbligazioni di annue entrate, successioni, ecc. Una serie di registri collegata a quella dei Quinternioni
era quella delle Relazioni per la registrazione delle Refute nei regi Quinternioni, che venivano
compilate in caso di cessione del feudo per donazione o vendita alla quale era seguito l’assenso reale.
Le relazioni sono sempre di un certo interesse, perché riportano normalmente larghi accenni alla
storia di un feudo (32).
(Pomigliano d’Atella)
ASN, Regia Camera della Sommaria, Refute dei Quinternioni, vol. 215, [vol. XXI delle Relazioni
per la registrazione delli Regii Assensi nelli Regii Quinternioni della Regia Camera della
Summaria dal 1718 al 1721].
Fol. 199) Al Sig. Marchese di Nisita Sig. Presidente
D. Antonio Petrone Commissario
Si è prodotta esecutoria data a 25 novembre 1719 per l’Ecc.mo Sig. Cardinale de
Sobrantiembach, e suo Regio Collaterale Consiglio Real Privilegio di Regale Assenso prestito da Sua
Maestà Cesarea Dio guardi colla data in Vienna de 19 agosto 1719 alla supplica data per D. Domenico
Guindazzo Caracciolo Duca di Risigliano, e d’Apollosa, e D. Carlo Spinelli Marchese del S.R. Imperio,
e Principe di S. Giorgio in cui esposero che possedendo esso Duca D. Domenico come herede fidei
Commissario della fu D.a Maddalena Capece Pisciciello Duchessa dell’Apollosa due terre
una nominata l’Apollosa colli suoi corpi, giurisdizione e beni burgensatici e feudali, posta in Provincia di
Principato Ultra, l’altra nominata Pomigliano d’Atella con corpi, giurisdizione e beni burgensatici e feudali,
posta in Provincia di Terra di Lavoro, e per residuo del prezzo di detta Terra di Pomigliano e d’alcuni
suoi territorii, dovea esso Duca D. Domenico come herede di detta Duchessa D.a Maddalena ducati
39592, e grana due all’heredi di D.a Vittoria Ambrosini Principessa di Viggiano, et a D. Gio. Batta de
Sangro Principe di Viggiano, per li quali n’ha corrisposto l’interesse alla raggione del cinque per cento
importante ducati millenovecentosettantanove, e per esonerarsi esso Duca D. Domenico da sì grosso
debito, non rendendoli conto (fol. 199v) il possedere amendue le terre … a tal peso avendo risoluto di
vendere detta Terra di Apollosa vincolato il prezzo per sodisfare il restante prezzo di Pomigliano
n’havea porretto memoriale all’Ill.e Viceré del Regno nel Regio Collaterale Consiglio, dal
quale essendo stato rimesso alla Gran Corte della Vicaria acciò avesse proveduto del decreto d’expedit,
e da questa essendosi dato curatore alli futuri chiamati al maiorato, e fidei commisso ordinato da detta
q.m Duchessa D.a Maddalena fattosi l’apprezzo di detta Terra et capta informatione fu
decretato essere utile ad esso Duca supplicante, et alli futuri chiamati al maiorato, e fidei commisso suddetto
fare la vendita di detta Terra d’Apollosa vincolato il prezzo per la causa di sopra espressa, e perciò esso
Duca D. Domenico per convenzione avuta con esso D. Carlo Spinelli [gli vendette la Terra di Apollosa
“decorata” del titolo di Duca per il prezzo di ducati 45763 e grana 6] ecc.
Fol. 312v) L’acquisto della Terra predetta [di Pomigliano d’Atella] cavata dalli Regii quinternioni; sin
dall’anno 1516 da Vincenzo Barrile dal quale essendosi asserito possedere quella col mero, et misto
imperio, e cognizione delle (fol. 313) cause civili, criminali, e miste, permutò la medesima con Francesco
Sorrentino, il quale in escambio li diede certe entrate sopra l’Ospedale della SS. Annunziata di Napoli;
quanto la successione di esso Francesco, e da suoi successori sino all’anno 1596 cavata da’ registrazioni
significatorie releviorum co’ pagamenti di relevii, e significatorie spedite come anco la tassa notata in
Cedolario della Terra predetta sin dall’anno 1504 (…) nell’anno 1597 fu prestito Regio Assenso sopra
la vendita subhastam Sacro Consiglio fatta ad instantia de’ creditori di detto Sorrentino, alias Molignana
del Casale predetto di Pomigliano in beneficio di Scipione Gomez con le dette giurisdizioni di prime cause
e con le giurisdizioni predette similmente fu venduto nell’anno 1603 da detto Scipione a beneficio di
Anibale Spina, fu il medesimo venduto a Fulvio Ambrosini con le giurisdizioni di prime e seconde cause
civili, criminali e miste, al quale essendoli successo D. Antonio Ambrosini suo figlio fu contro del
medesimo spedita significatoria di ducati 337.3 per il Relevio debito alla Regia Corte per morte di D.
Fulvio suo padre, e D. Agostino suo fratello seguita nell’anno 1670 per l’entrade feudali del Casale
predetto. (fol. 313v) E che nel Cedolario della Provincia di Terra di Lavoro dall’anno 1639 per tutto
l’anno 1695 fol. 624 a t. si notava tassato detto D. Antonio Ambrosino Duca di Pomigliano d’Atella
per la parte sua di Pomigliano d’Atella in ducati 13.4.12½, stante ciò si rappresentò in essa che la
Terra predetta fu sempre posseduta con giurisdizioni di prime cause civili, criminali, e miste, cossì nella
permuta della medesima Terra fatta nell’anno 1516 da Vincenzo Barrile con Francesco Sorrentino,
come nell’investitura dell’anno 1540 fatta a favore d’Ortentio Sorrentino alias Molignana per morte di
Iacovo suo padre, e nella vendita dell’istessa Terra fatta nell’ano 1597 subhasta Sacro Consiglio ad
instantia de’ creditori del q.m Ottavio Molignana in beneficio di Scipione Gomez, e per
ultimo in quella fatta da detto Gomez in beneficio d’Anibale Spina nell’anno 1603; e dopoi nell’anno
1625 Francesco Spina figlio di detto Anibale vendì la Terra predetta a Fulvio Ambrosini con la
giurisdizione di prime e seconde cause civili, criminali e miste. Che però la giurisdizione predetta di
seconde cause viene ad essere usurpata, mentre li predecessori Baroni hanno posseduta in essa (fol.
314) Terra la giurisdizione di prime cause civili, criminali, e miste tantum (…) e per la giurisdizione
predetta [delle seconde cause] si deve pagare alla Regia Corte il prezzo e tasse decorse pro preterito,
et in futurum, quale prezzo dal detto magnifico Razionale fu liquidato sopra li fuochi n. 113, la quale
la detta Terra restò numerata nella numerazione dell’anno 1669 e quello importò ducati 678 la tassa
annui ducati 4.2.4 11/12 et il decorso di essa dall’anno 1625 per tutto l’anno 1703 in ducati 341.2.8½
che in tutto la pretenzione fiscale importava ducati 1019.2.18.
[Nel 1707, con atto del notaio Giulio Cesare de Sanctis, D. Vittoria Ambrosini Principessa di Viggiano
e Duchessa di Pomigliano, moglie di D. Gio. Batta di Sangro, vendette il Casale di Pomigliano d’Atella,
con il titolo ducale, a D. Margherita Capece Piscicelli duchessa di Roscigliano e Apollosa, vedova
del q.m D. Gio. Batta Galluccio].
(Frattapiccola)
ASN, Regia Camera della Sommaria, Refute dei Quinternioni, vol. 240, incarto 19.
Fol. 1) (…) Regio Assenso prestito da S.M. a 11 settembre 1787 sulla compra del Casale di
Frattapiccola e Pardinola in Provincia di Terra di Lavoro fatta subhasta Sacro Consiglio per l’Ill.e
Contessa di Policastro e Principessa della Roccella D.a Teresa Carafa, dal Patrimonio del fu Duca D.
Giuseppe Bruno per la somma di ducati 110500 in vigor d’istromento rogato qui in Napoli a 30 agosto
1766 per notar Carlo Narici. (…)
Fol. 1v) La suddetta compra era seguita precedente apprezzo del tavolario D. Luca Vecchione, (…)
ed a seconda del Privilegio del Serenissimo Re Alfonso de Aragona de 9 aprile 1439, col quale per
sua Real munificenza, e gratitudine avea dato, conceduto e dovuto (fol. 2) l’enunciata Terra, osia
Casale di Frattapiccola, e Pardinola a Cola Maria Bozzuto suoi eredi e successori, coll’omnimoda
giurisdizione civile, criminale, e mista, mero e misto imperio, gladii potestate et iuribus universis
cogl’uomini, vassalli, tenimenti, territorii e ragioni tutte di zecca, pesi e misure, Portolania, Catapania
e Bagliva, quandocumque quaternata, affrancandolo, liberandolo, separandolo, ed esimendolo per
ispecial grazia dalla qualità di Casale della Città d’Aversa e da qualunque soggezione e contribuzione
alla medesima dovuta, come pure de’ feudi e dalla natura di bene feudale, e dal ligame e prestazione
di qualunque feudale servizio annuo rendito, o sia censo, riducendolo in burgensatico ed in natura de
burgensatici in modo che detto Casale, e ragioni anzidette donato, come sopra dovesse riputarsi e
rimanere come burgensatico, esentato liberato, e separato da feudo e dalla natura de’ feudali e
dalla prestazione ed esibizione di qualsivoglino servizii feudali, e pagamenti in avvenire faciendi
alla Regia Corte, non ostante qualunque (fol. 2v) legge e constituzione in contrario, specialmente
quella che proibisce la diminuzione de’ feudi, e da’ servizii feudali, quali il Re Alfonso si era benignato
annullare, con che però gl’uomini, vassalli e renditi ancorché affrancati e liberati dalla Regia Corte,
dovessero nondimeno rimanere obbligati, e tenuti al detto Cola Maria, suoi eredi e successori in
quelle cose, nelle quali erano tenuti realiter et personaliter alla Regia Corte. Si dice di vantaggio
che nell’anno 1507 Ferdinando il Cattolico con altro Privilegio de 10 luglio dov’era stato intieramente
inserito quello del Re Alfonso, avea investito, e reintegrato Cesare Bozzuti, suoi eredi e successori
nel detto Casale di Frattapiccola, giusta la forma, continenza e tenore del Privilegio sudetto di Alfonso,
che di già avea approvato, e confermato, et quatenus opus lo avea di nuovo conceduto a beneficio
di esso Cesare Bozzuti, suoi eredi e successori. Dippiù si dice che nell’anno 1522, Catarina Bologna
vidua del detto Cesare avea fatto vendita (fol. 3) di quel Casale a Scipione Antinori, da che poi essendo
passato ad Andrea Antinori suo nipote ex filio, lo avea questi nel 1621 venduto a Vincenzo Benevento
a chi era succeduto il di lui figlio Francesco il quale trovandosi debitore del D.r D. Giuseppe Bruno
figlio ed erede del q.m Giovanni Antonio nella somma di ducati 29678.60 per le cause,
ed in vigore delle cautele nell’instromento enunciate, avea perciò in soddisfazione delle somme predette
e di altri ducati 11321.40 dato in solutum et pro soluto, venduto ed alienato il Casale sudetto, ossia
Castello di Frattapiccola, e Pardinola al detto D. Giuseppe Bruno, giusta la forma dei privilegi citati.
Passato il Casale sudetto ad Antonio Bruno figlio del detto Giuseppe, e da quello a Giuseppe Bruno
iuniore di lui nipote ex filio, avea questi sofferta nell’anno 1752 dinuncia fiscale di D. Salvatore
Altavilla, continente che tali vendite erano seguite senza Assenso, sicché fosse giusto dichiararsi il
Casale anzidetto devoluto (fol. 3v) a beneficio della Regia Corte, et quatenus contra doversi almeno
pagare al Regio Fisco l’importo delle giurisdizioni di prime e seconde cause, una cum fructibus, ma
che poi il di colui figlio Vincenzo Bruno unitosi col curatore dato alli futuri chiamati al maggiorato
istituito dal sudetto Antonio Bruno, si erano opposti alla denuncia sudetta, allegando il possesso di
circa due secoli, la centenaria prescrizione, la concessione in burgensatico, per effetto della quale non
era stato mai detto Casale soggettato al pagamento di Adoha e Relevii. (…) [Transazione col Regio
Fisco] dopo il decreto della Camera de 14 giugno 1756, avea il detto Vincenzo Bruno pagati alla
Regia Corte la convenuta somma di ducati 300 e quindi il di costui beneficio, col consenso paterno
seguita era l’intestazione del Casale sudetto coll’obbligo di pagare in avvenire per la sola giurisdizione
annui ducati 3.95½, giusta (fol. 4) i libri del Regio Cedolario, (…) talché in forza delle riferite transazioni,
assodata la tassa dell’Adoha su detta sola giurisdizione colla feudalità della medesima, e de’ corpi
giurisdizionali, tutto il dippiù era venuto a rimanere di natura burgensatica.
(…) Fol. 4v) Cedolario
D. Vincentius Bruni tenetur
Pro
Iurisdizione primarum, et secundarum causarum civilium, criminalium et mixtarum Casali Fracte
Parve in ducati 3.4.15½
(…)
Fol. 5) Andrea Antinori da chi senza li necessari assensi era passato il Casale medesimo nel 1621
alla famiglia Benevento e quindi nel 1646 alla famiglia Bruno con essersi preteso il prezzo, e tassa
de’ corpi di Catapania, Portolania, Zecca, Bagliva, il forno. (…) Nell’anno 1678 vertitasi lite presso
l’abolita Rota del Cedolario ad instantia del Regio Fisco contro il possessore del Casale anzidetto di
Frattapiccola circa la formazione della tassa delle giurisdizioni delle prime e seconde cause, era stata
quella liquidata in annui ducati 3.95½, ma che essendosene preteso il decorso dal 1522 al 1677 in ducati
612.38 Antonio Bruno, possessore allora di esso Casale, offerendo la transazione al Fisco per
l’enunciato decorso di tassa la somma di ducati 306 sotto la condizione di non essere ulteriormente
molestato per detta causa, né per causa de relevii di quel Castello, con doversi anzi questo descrivere
(fol. 5v) e notare ne’ libri del Cedolario in testa de’ predecessori e baroni, sino ad esso offerente,
era stata difatti la divisata transazione commessa per decreto di quella Rota de 17 novembre dello
stesso anno (…) e quindi essendo stati quelli pagati a beneficio della Regia Corte per Banco Spirito
Santo con poliza di Giuseppe Bruno de 24 detto, ne avea quello ottenuta l’intestazione in Cedolario
(…) il quale Vincenzo Bruno pretese che con la detta transazione si dovesse attribuirgli anche la
Catapania, la Zecca, la Bagliva e la Portolania, ed il forno per li quali l’Università di quella Terra
corrispondea per accordio al Barone pro tempore l’annua somma di duati 50 che non mai più avea
pagata per essi corpi posseduti sempre in qualità burgensatica.
Note:
(32) Sulla Regia Camera della Sommaria, sui Quinternioni e sulla antica documentazione
sui feudi si veda J. MAZZOLENI, Le fonti documentarie e bibliografiche dal sec. X al sec. XX conservate
presso l’Archivio di Stato di Napoli, Napoli 1974, parte prima, pagg. 62-63; 67-70; 121-129.
|
|