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Giacinto Libertini,
Persistenza di luoghi e toponimi nelle terre
delle antiche città di Atella ed Acerrae,
Istituto di Studi Atellani, Frattamaggiore, 1999
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§3. Le centuriazioni romane
E’ ben noto che i romani allorché assoggettavano una città o un territorio mandavano nei luoghi
conquistati dei coloni e assegnavano loro congrui lotti di terra. A questo scopo le terre erano
suddivise in strisce (scamnatio, strigatio) o in quadrati regolari (centuriatio).
Le prime forme sono più arcaiche mentre la centuriatio costituisce la modalità di accatastamento
del territorio di gran lunga prevalente in epoca classica. Con la centuriazione si costituiva un reticolo
estremamente regolare di strade ortogonali, affiancate da canali di scolo, e delimitanti quadrati
di territorio che venivano ulteriormente suddivisi.
In generale, le strade orientate in senso nord-sud, o che più si avvicinavano a tale orientamento,
erano dette cardines, mentre quelle ad esse ortogonali erano chiamate
decumani (79). Vi sono importanti eccezioni a questa
regola (80) ma, per evitare fraintendimenti
e poiché in genere non è determinabile quali fossero i cardines e quali i decumani,
chiameremo sempre cardini i limites più vicini all’orientamento nord-sud e decumani i
limites ad essi ortogonali.
Fino a pochi anni orsono per alcune delle terre oggetto del nostro interesse era conosciuta una
sola centuriazione, ben descritta da Gentile nel 1955 (81).
Ma, dopo una serie di osservazione aeree svolte nel periodo dal 1981 al 1986 sulla Regio Latium
et Campania, vale a dire sul territorio che va da Roma a Salerno, e su qualche zona appenninica
adiacente, Chouquer et al. nel 1987 hanno pubblicato un formidabile lavoro in cui davano notizia
di ben 63 accatastamenti romani che andavano ad aggiungersi ai 17 finora conosciuti per l’area
esaminata (82). Per quanto concerne la nostre terre erano segnalati quattro
altri accatastamenti in precedenza sconosciuti e tutti effettuati con il metodo della centuriazione.
Descriviamo quindi brevemente le cinque centuriazioni riguardanti la nostra zona:
1) Ager Campanus I (83) (fig. 2; da Chouquer, parziale, ritoccata). Fu
realizzata nel 131 a. C. in attuazione della Lex agraria Sempronia del 133 a. C., con Tiberio
Gracco tribuno della plebe e Tiberio Gracco, Caio Gracco e Appio Claudio Pulcher triumviri
agris iudicandis adsignandis (84). Il modulo, vale a dire la lunghezza del lato
di ogni quadrato, è di 705 metri o, secondo la misurazione romana, di
20 actus (85). L’orientamento dei cardini è quasi perfettamente in direzione
nord-sud con una lievissima inclinazione verso est (N-0°10’E). Si
estende da Casilinum (Capua) e Calatia (presso Maddaloni) a Marano ed Afragola nella
direzione nord-sud e da Caivano a Villa Literno nella direzione est-ovest. Il territorio di Acerrae
non fu interessato da questa centuriazione. Con l’eccezione di Acerra, tracce di questa centuriazione
sono visibili in tutte le aree del nostro studio.

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3) Acerrae-Atella I (86) (fig. 4; da Chouquer, ritoccata). Risale
all’epoca di Augusto ed il modulo è di circa 565 metri, 16 actus. I cardini sono fortemente
inclinati verso ovest (N-26°W). L’estensione va da Acerra a S. Antimo in senso est-ovest e da Orta
di Atella a Secondigliano e Casoria in senso nord-sud. Tracce evidenti di questa centuriazione sono
presenti su tutti i comuni del nostro studio, tranne che Succivo e zone limitrofe verso
ovest, e costituiscono un elemento di forte influenza anche per le odierne strutturazioni
urbane.
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§4. Delimitazione del territorio atellano
A riguardo della diocesi di Aversa, per gli elenchi delle decime negli anni 1308 e
1324 (87), i primi per i quali si abbiano precise notizie, le chiese sono ripartite
fra quelle ‘In Cumano diocesis aversane’ (1308) / ‘cumane dyocesis’ (1324) e
quelle ‘In atellano diocesis aversane’ (1308) / ‘atellane dyocesis’ (1324). Fra le
chiese del secondo gruppo sono annoverate quelle relative ai centri di: Caivano, S. Arcangelo,
Pascarola, Casolla Valenzano, Crispano, S. Arpino, Succivo, Fratta piccola, Pomigliano, Orta,
Casapuzzana, Bugnano, Nevano, Grumo, Frattamaggiore, Cardito, Cesa, Gricignano, Casolla S. Adiutore,
Casandrino, Melito, S. Antimo. E’ ben noto che nei primi tempi del cristianesimo ogni
città aveva il suo vescovo e che l’organizzazione ecclesiastica è molto conservatrice
nella delimitazione e nella denominazione delle diocesi. Ad esempio il vescovo di Caserta
è ancor oggi detto vescovo calatino in quanto la diocesi aveva originariamente sede in
Calatia, presso Maddaloni, e solo dopo la distruzione di tale centro, in epoca altomedioevale,
la sede vescovile fu trasferita a Casa yrta, attuale Caserta Vecchia, e successivamente a
Caserta (88). Come ulteriore esempio Capua e Benevento, oggi centri secondari,
sono sedi di arcivescovi in conseguenza della grande importanza di queste due città nell’alto medioevo
e, al contrario, Napoli divenne sede arcivescovile solo secoli dopo l’unificazione
normanna dell’Italia meridionale. L’istituzione della diocesi di Aversa nel 1053 (89)
fu in effetti un trasferimento della sede vescovile di Atella, centro
ormai ridotto a ruderi, dal villaggio di S. Elpidio / S. Arpino alla nuova fiorente città e la diocesi
era anche detta atellana. Con la successiva definitiva distruzione dei resti di Cuma nel 1207 gran
parte della diocesi cumana fu aggregata a quella aversana (90) ma rimase la
distinzione delle chiese in due gruppi a seconda della diversa origine dalle due distinte diocesi.
Tutto ciò dimostra che i territori degli attuali Comuni di Caivano, Crispano, S. Arpino,
Succivo, Frattaminore, Orta di Atella, Grumo Nevano, Frattamaggiore, Cardito, Cesa,
Gricignano, Casandrino, Melito, S. Antimo erano di pertinenza di Atella. Da ciò si
deduce che il territorio di tale città a nord era limitato dal corso del Clanio, ad est
dal cosiddetto Lagno Vecchio, attuale confine fra Caivano ed Acerra, e ad ovest all’incirca
dai confini fra i comuni di Gricignano, Cesa, S. Antimo, Melito ed i comuni posti
immediatamente ad ovest e pertinenti al territorio cumano.
Rimane da definire il confine meridionale.
A questo punto occorre considerare il dato derivante dall’estensione della centuriazione
Acerrae-Atella I. Escludendo i territori pertinenti ad Acerrae si osserva che tale
centuriazione interessò il territorio di Atella meno le parti già organizzate con le
centuriazioni Ager Campanus II e Atella II. Il fatto interessante è che sono compresi
in questa centuriazione anche i territori di Afragola, Casoria (meno la parte vicina
alla frazione di Arpino), Casavatore ed Arzano. Poiché nelle immediate adiacenze della
centuriazione Acerrae-Atella I, a sud-est, si rilevano tracce della centuriazione detta
Neapolis da Chouquer (fig. 4), con il medesimo orientamento e modulo della prima ma
leggermenta sfasata ad est, la distinzione fra le due centuriazioni, voluta e non
casuale, fa pensare che volesse rimarcare la distinzione amministrativa fra le due
comunità di Atella e Neapolis. Ciò è in apparente contrasto con la successiva estensione
del dominio napoletano in epoca altomedioevale e con la dipendenza delle parrocchie dei
suddetti centri dal vescovo di Napoli ma è spiegabile con le vicende che si svolsero
nell’alto medioevo. Infatti, con l’invasione longobarda Atella fu ridotta a miseri resti
e una parte del suo territorio cadde sotto il dominio degli invasori mentre Napoli rimase
indipendente ed estese il suo controllo fino alla zona di Frattamaggiore e, sia pure in
modo discontinuo alla stessa Atella. In queste condizioni di grave debolezza il vescovo
di Atella rifugiato in S. Arpino, mantenne il controllo sulle parrocchie più vicine
(Frattamaggiore, Grumo, Nevano, Cardito, etc.) che pure si trovavano ormai sottoposte
ad un diverso dominio politico ma dovette perdere il controllo sui villaggi più lontani
che ricaddero nelle competenze del vescovo di Napoli.
Così delimitato il territorio atellano (fig. 7), i Comuni che oggi sono presenti su tale
territorio, estesi su una superficie di 120,83 kmq, nei dati del censimento 1996
raggiungono 437.239 abitanti e una densità di ben 3.619 ab. / kmq (Afragola: 17,99 kmq,
61.262 ab.; Arzano: 4,68 kmq, 40.662 ab.; Caivano: 27,11 kmq, 37.939 ab.; Cardito: 3,16
kmq, 21.619 ab.; Casandrino: 3,25 kmq, 12.545 ab.; Casavatore: 1,62 kmq, 21.480 ab.;
Casoria meno la parte vicina alla frazione di Arpino e quindi i 5/8 circa del territorio
e della popolazione: 7,5 kmq, 52.000 ab.; Cesa: 2,79 kmq, 7.043 ab.; Crispano: 2,25 kmq,
11.570 ab.; Frattamaggiore: 5,32 kmq, 34.407 ab.; Frattaminore: 1,99 kmq, 14.721 ab.;
Gricignano: 9,84 kmq, 8.597 ab.; Grumo Nevano: 2,92 kmq, 19.080 ab.; Melito: 3,72 kmq,
29.742 ab.; Orta di Atella: 10,69 kmq, 12.100 ab.; S. Antimo: 5,84 kmq, 32.435 ab.; S.
Arpino: 3,2 kmq, 13.093 ab.; Succivo: 6,96 kmq, 6.944 ab.).

La superficie di 121 kmq per il territorio atellano può apparire eccessiva ma il Beloch
stima che i territori delle comunità della pianura campana avessero una estensione
media di 130 kmq (91). E tale valore era piccolo rispetto all’estensione media
relativa a tutte le comunità della Regio Latium et Campania (190 kmq), dell’Italia peninsulare
(400 kmq) e dell’Italia intera (600 kmq) (92). Inoltre, non dobbiamo dimenticare che la
densità demografica in epoca augustea, al culmine cioè dell’espansione demografica nelletà antica,
era allora circa un ottavo di quella attuale e che ad una minore popolazione corrisponde
un minor numero di centri urbani e un maggior territorio spettante a ciascun centro.
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§7.2. Crispano
Etimologia ed origine. Il nome deriva da praedium crispianum ovvero proprietà
della gens Crispia (93). Il luogo è menzionato per la prima volta in un documento
dell’anno 936: ‘ab uno latere terra de hominibus de loco qui dicitur paritinule et de alio latere
coheret terras qui pertinet de fundora de loco qui appellatur crispanum’ (94).
E’ poi nominato in documenti del 1131 (‘et a parte meridiei terra de illu
crispanum’) (95), del 1269 (‘in villa Crispani’) (96),
del 1271 (‘ville Crispani’) (97) e del 1277 ‘(mutuatores Averse:) In villa
Crispani: Philippus de Crispano tar. XVI, gr. XVIII’) (98).
La chiesa di S. Gregorio è poi menzionata nelle Rationes Decimarum del 1308 (‘Presbiter
Iohannes capellanus S. Gregorii tar. III’) (99) e del 1324 (‘Presbiter Iohannes
de Orto pro cappellania S. Gregorii de Crispano tar. tres’) (100).
Correlazioni con i limites delle centuriazioni. La fig. 15 mostra Crispano nel
1793. Per la centuriazione Acerrae-Atella I, si evidenziano i resti di un decumano
(fig. 15 B: a, a’) e molte strade e confini paralleli ai cardini (b) e ai decumani (c).
Per quanto concerne la centuriazione Ager Campanus I, non si evidenziano coincidenze con
i limites ma si osserva un certo parallelismo fra la via principale e i cardini (d).

Note:
(79) Aniello Gentile, La romanità dell’agro campano alla luce dei suoi nomi locali. I - Tracce della
centuriazione romana. In: Quaderni linguistici, Università di Napoli, Istituto di Glottologia, Napoli 1955, p. 12.
(80) Gentile, p. 20.
(81) Op. cit.
(82) Gérard Chouquer, Monique Clavel-Lévêque, François Favory e Jean-Pierre Vallat, Structures
agraires en Italie Centro-Méridionale. Cadastres et paysage ruraux, Collection de l’Ecole Française de Rome - 100, Roma 1987.
(83) Chouquer, p. 90, pp. 202-206.
(84) Chouquer, p. 217.
(85) Un actus equivaleva a 120 piedi romani e corrispondeva a poco più di 35 metri. Nell’ambito
di ciascuna centuriazione i lati dei quadrati sono omogenei per dimensione, ma nel confronto fra diverse centuriazioni i
20 actus oscillano fra un minimo di 705 metri (Ager Campanus I) ed un massimo di 710 metri (Atella II).
(86) Chouquer, p. 90, pp. 207-208.
(87) Inguanez Mario, Leone Mattei-Cerasoli, Pietro Sella, Rationes decimarum Italiae nei secoli
XIII e XIV (RD), Campania, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana 1942, pp. 237-259.
(88) Crescenzio Esperti, Memorie istoriche ed ecclesiastiche della città di Caserta, Napoli 1773.
Ristampato da A. Forni Ed., Sala Bolognese 1978.
(89) Gaetano Parente, Origini e vicende ecclesiastiche della città di Aversa. Frammenti storici, Napoli
1857-8, vol. I, p. 54.
(90) Ferdinando Ughelli, Italia Sacra, Venezia dal 1717, vol. VI (1720), p. 230. Ristampa anastatica a cura
di A. Forni Ed., Sala Bolognese dal 1985. Parente, vol. I, p. 136-143.
(91) Julius Beloch, Campanien. Geschichte und Topographie des antiken Neapel und seiner Umgebung,
Breslau 1890. Edizione italiana: Campania, Bibliopolis, Napoli 1989, pp. 500-507.
(92) Ibidem.
(93) Flechia G., Nomi locali del napolitano derivati da gentilizi italici, Torino, 1874; ristampa Forni
Ed., 1984; voce Crispano e p. 8.
(94) RNAM, vol. I, doc. XXV, p. 88.
(95) RNAM, vol. VI, doc. DCXII, p. 135.
(96) RCA, vol. II, doc. 16, p. 241.
(97) RCA, vol. VII, doc. 45, p. 219.
(98) RCA, vol. XVIII, doc. 152, p. 73.
(99) RD, n. 3460, p. 243.
(100) RD, n. 3704, p. 254.
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