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PREFAZIONE
La lettura delle varie disposizioni regie relative all’Università ed alla Città di Aversa, tra il
1215 ed il 1549, ci induce a due considerazioni: l’indiscriminata potestà sovrana nel ripartire
tra i sudditi i carichi catastali, premiandoli della loro fedeltà con sensibili riduzioni o colpendoli
particolarmente se scarsamente disposti alla più cieca obbedienza.
Queste considerazioni ci portano lontano, alle remote origini dei catasti, per consentire allo
Stato di mantenersi, prelevando i mezzi necessari dalla proprietà privata.
Il problema si pose già ai Faraoni dell’antico Egitto; più tardi anche la Grecia di Solone ebbe
un suo catasto. Naturalmente ciò comportava pratiche agrimensorie e queste certamente
furono note agli Etruschi.
Presso i Romani, con il succedersi delle conquiste e quindi con l’aumentare dell’ager publicus,
s’impose la necessità di delimitare esattamente i terreni sempre più numerosi e provvedere
alla loro divisione tra i privati.
Dagli agrimensori romani ci sono pervenute notizie copiose in merito alla misurazione e
divisione delle proprietà, specialmente in occasione della costituzione di colonie.
In epoca imperiale si aggiunse il compito particolarmente impegnativo della stima, così da
avere con Traiano un vero catasto estimativo.
Con la caduta dell’Impero, però, scompare ogni pratica agrimensoria, per la cui ripresa
bisogna attendere il sec. XII, quando i Comuni daranno inizio al cosiddetto catasto dei beni,
che giungerà a forma definitiva solamente nel XV secolo.
Certamente la tassazione dei beni dei cittadini, determinata dalla volontà regia, sia pure con
la collaborazione di qualche notabile di particolare rilievo, ma anche di particolare fedeltà al
sovrano, rappresentava un’arma potente per assicurarsi la più completa sottomissione dei
sudditi o per colpirli in caso, un’arma potente per venire incontro ai desideri di feudatari potenti
e per far sentire ai soggetti l’assoluto potere di chi li governava.
La lettura dei diplomi e dei documenti riportati in questo Repertorio, evidenzia i vari privilegi
concessi alla Città di Aversa ed alle Università ad essa collegate, fra cui Caivano, nonché i
tentativi di impedire o, almeno, di limitare i tanti soprusi dei feudatari e le pretese dei
bonatenenti di Napoli.
Va dato giusto merito al compianto storico Don Gaetano Capasso di essersi procurato
documenti di tanta importanza e di averne raccomandata la pubblicazione, nonché al nostro
impareggiabile Dr. Giacinto Libertini, studioso infaticabile e tenace realizzatore di progetti
veramente insostituibili per la diffusione della cultura, di aver sapientemente operato perché un
desiderio di tanta validità potesse realizzarsi.
Alla civica Amministrazione della Città di Caivano, dalle nobilissime tradizioni, e al suo Sindaco
la più viva gratitudine per aver consentito la realizzazione di un’iniziativa di così vasta portata;
all’antica e tanto storicamente importante Città di Aversa l’augurio che il ricordo di così antichi
legami riaccenda un vivo, rinnovato desiderio di collaborazione; all’Istituto di Studi Atellani,
novello faro sulle pagine più nobili di un vetusto passato, l’augurio di proseguire nel suo
importante lavoro nel tempo, con sempre rinnovate energie.
SOSIO CAPASSO
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