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CIVILTA’ CAMPANA
COLLANA DI STUDI STORICI, ARCHEOLOGICI, FOLCLORICI, SOCIALI
DIRETTA DA FRANCO E. PEZONE
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PASQUALE PEZZULLO
LA POPOLAZIONE DI FRATTAMAGGIORE
DALLE ORIGINI Al GIORNI NOSTRI
ISTITUTO DI STUDI ATELLANI
Tip. Cirillo – Frattamaggiore – Corso Durante 164 – Tel. 081-8806600
PREFAZIONE
Lo studio del Prof. Pasquale Pezzullo sull’incremento demografico di Frattamaggiore dalle
origini ai giorni nostri, studio che, dopo aver visto la luce sulla “RASSEGNA STORICA DEI
COMUNI” esce ora, notevolmente ampliato e corredato di nuove tabelle analitiche, colma una
lacuna nella bibliografia relativa alla nostra città, bibliografia che, negli ultimi tempi, si è arricchita
d’interessanti lavori.
Spesso, nel seguire le vicende di una comunità sociale, non si dà allo sviluppo numerico della
popolazione proiettata nel tempo l’opportuno rilievo: eppure è questo uno degli aspetti salienti
per individuare le condizioni economiche della località, nelle varie epoche, e quindi i motivi di
fondo del suo sviluppo civile, delle sue fortune, della sua decadenza.
Il lavoro del Pezzullo, pertanto, ha questo pregio: non solo ci consente di rilevare le variazioni
del numero degli abitanti di Frattamaggiore nel tempo, ma di trovarne le motivazioni.
Le fonti alle quali fa capo sono le più sicure, in rapporto alle varie epoche e alle particolari
circostanze. D’altro canto, pure attuando una ricerca minuziosa e severa, l’autore espone la
materia, non certamente semplice e scorrevole, giacché il tema si pone tra storia e rilevazione
demografica, in maniera piana, consentendo una lettura facile e piacevole.
L’indicazione delle prospettive future offre a quanti hanno responsabilità amministrative la possibilità
di utili considerazioni e di opportuni tempestivi interventi.
SOSIO CAPASSO
LA POPOLAZIONE DI FRATTAMAGGIORE
DALLE ORIGINI Al GIORNI NOSTRI
La data della fondazione di Frattamaggiore, come per la maggior parte dei comuni della Campania,
è quanto mai incerta.
La più comunemente accettata dagli storici locali (Antonio Giordano, Sosio Capasso ed altri) è
quella intorno al X secolo, in quanto essa è suffragata da elementi abbastanza convincenti.
A suffragio di questa ipotesi, vengono in aiuto le cronache, le scritture, i cedolari dei bassi tempi
e la Istoria Miscella continuata da Paolo Diacono fino all’anno 806, durante i quali il nome di
Fratta non viene mai menzionato, mentre sono citati i paesi più antichi della nostra Liburia
Atellana come: Sant’Arpino, Pomigliano di Atella (Pomelianu), Casapuzzano (Puczianu),
Nevano (Nevanum), Grumo (Casagrumi), Cardito (Carditu), Caivano (Calevanum), Melito
(Mellianu, Melano e Melaianu), Gricignano (Gricinianu), Casavatore (Casavetere), Casoria
(Casuri), Carinaro (Carinaru), Teverola (Tuberoli).
Tutto ciò fa presupporre che Frattamaggiore sia sorta in epoca indubbiamente posteriore ai
villaggi predetti. Forse a quei tempi, nella zona dell’odierna Fratta, vi erano solo poche casupole,
sorte dopo la distruzione della vicina Atella (avvenuta ad opera dei vandali nel 455 e dei Goti
nel 538), numericamente irrilevanti ai fini di una indagine storico-demografica.
Questo insediamento, sicuramente, divenne di una certa consistenza, con la venuta dei Misenati,
scampati alla distruzione della loro città, avvenuta ad opera dei Saraceni, secondo il Muratori
nell’anno 851 o 852, secondo l’Amari, il Berza e lo Schipa nell’846, secondo Bartolommeo
Capasso nell’845.
Siamo ai tempi del ducato di Napoli, il quale comprende, oltre la città capoluogo, anche altre
città come, Cuma, Miseno, Pozzuoli, Ischia, Acerra, Suessola, Nola ed Atella. Duca regnante
è Sergio I, che per poter rendere indipendente ed autonomo il suo Stato è costretto a fare
una politica estera basata sulla lotta ad oltranza ai Saraceni ed ai Longobardi, suoi confinanti,
e sui rapporti amichevoli con i Franchi, senza per altro sganciarsi completamente da Bisanzio,
verso cui mantiene una parvenza di omaggio.
Nell’846, come abbiamo detto, una flotta saracena partita dall’Africa giunse a Miseno, con
tale tempestività e sorpresa che non si riuscì ad evitare la distruzione del piccolo centro. Da
lì, questi pirati proseguirono nelle imprese brigantesche, spingendosi fino a Roma, devastando
e saccheggiando chiese e monasteri che erano fuori la protezione delle mura della città eterna,
fra cui S. Pietro e S. Paolo (1).
Gli abitanti sopravvissuti, terrorizzati e temendo il pericolo di nuove incursioni, si ritirarono
nell’entroterra campano tra Napoli ed Atella, dove fondarono un piccolo villaggio o meglio
un nuovo «pago» al quale fu dato il nome di «Fracta», dal nome di piccoli arboscelli o
«fractae» che germogliavano in quel sito (2).
A questa prima immigrazione ne seguì una seconda verso la metà dell’XI secolo, quella degli
Atellani, i quali, a seguito di un furibondo attacco condotto contro di loro dai Normanni di
Aversa, trovarono rifugio a Fratta, a Grumo Nevano e negli altri villaggi circonvicini.
Scompariva, così, definitivamente l’antica Atella, la città divenuta famosa durante l’impero
romano per le sue «fabulae» dalle quali sono giunte a noi tutte le più famose Maschere del
nostro teatro.
Da questo momento Aversa, fondata dai Normanni nel 1030 (3), inizia la sua ascesa culturale e
religiosa, sino a primeggiare nell’ambito del territorio della Liburia Ducale.
Proprio ad Aversa i Normanni, da soldati di ventura quali erano in origine, si trasformeranno in
conquistatori, costituendo progressivamente nell’Italia Meridionale, divisa in tanti staterelli, un
regno, che tranne la breve parentesi della Repubblica Partenopea, vivrà fino a Garibaldi e
quindi per oltre sette secoli.

Chiesa Monumentale di S. Sossio (1927):
il Tempio fu poi devastato da un violento
incendio nel 1945.
Giustamente il Galasso afferma che «ai Normanni spetta il merito di aver unito l’Italia Meridionale
in uno stato unico, ragione per cui questo periodo di storia napoletana deve essere ritenuto
importante per l’Unità del Mezzogiorno» (4).
Più tardi, all’inizio del XIII secolo, giunsero anche i Cumani scampati alla distruzione della loro
città avvenuta nel 1207 ad opera di Goffredo di Montefuscolo (5).
Da allora, la popolazione frattese ha subito, sotto il profilo storico-demografico, una costante
evoluzione, della quale si desidera dare nel presente lavoro una documentazione concisa, ma
nel tempo stesso, per quanto possibile, completa (6).
* * *
I censimenti demografici hanno una storia molto remota.
Essi venivano compiuti, prevalentemente, per scopi fiscali, di censo e militari. Il più antico registro
degli individui e delle famiglie di cui si ha notizia è senza dubbio quello esistito in Cina nel XII
secolo a.C.; seguono quelli delle civiltà egiziana, assiro-babilonese, ebraica, greca e romana.
Nell’antichità, sono famosi quelli di Mosè, di Servio Tullio e di Augusto. Il primo di cui si ha
notizia è ovviamente quello delle nascite, maggiormente legate ad esigenze giuridico-amministrative;
presumibilmente posteriore fu la registrazione delle morti.
Le prime documentazioni statistiche delle rilevazioni del movimento naturale della popolazione
giunte fino a noi sono i registri parrocchiali, dei battesimi, dei matrimoni e delle sepolture.
Nel nostro paese, l’istituzione presso ogni Comune, con criteri unitari, di registri della popolazione
coincide con l’unificazione d’Italia, anche se nelle città più importanti dei vari Stati già esistevano
uffici anagrafici.
Infatti, con decreto del dicembre 1864, sulla base del censimento generale della popolazione
del 31 dicembre 1861, fu istituito il registro di popolazione in ogni Comune del Regno. Nel 1929,
si pervenne ad un nuovo regolamento anagrafico ed alla creazione dell’Istituto Centrale
di Statistica.
Tale regolamento stabiliva l’obbligo per i Comuni di effettuare, nell’intervallo intercensuario, una
speciale rilevazione anagrafica allo scopo di assicurare una continua revisione del registro di
popolazione sotto la vigilanza del suddetto Istituto.
Dall’unificazione ad oggi sono state effettuate dodici rilevazioni, in attuazione di una legge che
stabiliva l’esecuzione del censimento ogni dieci anni. I censimenti successivi seguiranno infatti a
intervalli decennali, negli anni terminanti con 1, sino al 1931.
Nel 1930, fu introdotto una norma la quale stabiliva che i censimenti generali della popolazione
dovevano effettuarsi ogni 5 anni (l’art. 1 del R.D. 6 novembre 1930, n. 1503).
Questa norma fu rispettata solo per il censimento del 1936; le ultime quattro rilevazioni censuarie
furono effettuate con scadenza decennale per cui la norma del 1930, ribadita con la legge del 4
luglio del 1941, n. 766, è da ritenersi implicitamente abrogata. Finora solo due censimenti non sono
stati effettuati alla scadenza stabilita: quello del 1891, per le note difficoltà finanziarie del governo
Sella, e quello del 1941, in quanto era in atto la 2a guerra mondiale.
Scopi del censimento della popolazione sono, in breve, quello di accertare la consistenza numerica
delle unità di rilevazione (famiglie e convivenze). Il censimento viene così a costituire la fonte
principale dei dati necessari per la ricerca scientifica e per le esigenze connesse ad ogni pianificazione
di natura economica e sociale.
Le innovazioni metodologiche, che si concretizzano in particolare in un sempre più diffuso impiego
della tecnica campionaria, non sono certo prova di una diminuita importanza dei censimenti, bensì
riflettono esclusivamente la sempre più avvertita esigenza di ridurre i tempi di disponibilità dei dati
e quella non secondaria di contenere gli elevati costi finanziari (7).
* * *
Dall’esame dello sviluppo storico della popolazione frattese, è possibile rilevare i mutamenti di
struttura che essa ha subito attraverso i secoli, mutamenti che sono dipesi non solo da fattori
economici e sociali, ma anche da quelli biologici, quali l’andamento della fecondità, della
nuzialità e della mortalità.
Dal volume del Giordano (8), stampato a Napoli nel 1834, si apprende che Frattamaggiore,
all’epoca in cui si popolò con i fuggiaschi misenati, cioè, nel X secolo, aveva una popolazione,
secondo valori di stima, di circa 1500 abitanti. Nell’XI secolo, con l’incremento atellano, passò
a circa 2400 unità. Nel XIII secolo, dopo l’arrivo dei cumani, raggiunse le 3000 unità
circa.
Questo dato si evince anche dalla tassazione di tre once che subiva il nostro casale, nel periodo
svevo (1194-1268) (9).
Nel periodo angioino (1269-1435), la popolazione, sempre secondo valori di stima, si doveva
aggirare intorno alle 3.300 anime. Questo dato si basa sul fatto che, in tale periodo, il Comune
eleggeva due collettori o esattori per riscuotere dai cittadini le annue imposizioni fiscali, i «tributi»,
o «collette»: la nomina di due esattori sta a significare che, a quei tempi, la nostra zona era
abbondantemente popolata, nonostante le due pestilenze di quel periodo, quella del 1348 e
quella del 1405, la prima più disastrosa della seconda, tanto che fu definita dal Boccaccio,
con sconvolgente realismo, la «morte nera».
I tributi si imponevano, allora, in ragione dei fondi che ogni abitante coltivava o possedeva, o
dei fuochi, ossia delle famiglie.
Nel periodo aragonese (1435-1501) non esiste alcun dato sulla popolazione di Frattamaggiore.
Il motivo è dovuto al fatto che gli aragonesi esentarono dall’imposta del focatico Napoli e i suoi
casali, e poiché Fratta era uno dei casali napoletani godeva degli stessi privilegi della capitale.
Mancano perciò notizie attendibili sulla popolazione di Napoli e dei suoi restanti casali, in quanto
la popolazione di quei tempi si desume oggi dal numero dei fuochi, sia pure con una certa
approssimazione.
In mancanza di dati precisi, possiamo pensare che la popolazione del nostro Comune non dovette
scostarsi di troppo dai valori del periodo precedente, anche perché si manifestarono altre due
pestilenze, quella del 1493 e quella del 1501, meno cruenti delle precedenti, ma che non dovettero
certamente contribuire alla crescita della popolazione.
Dal 1559, come stabilito dal Concilio di Trento, le nascite, i matrimoni e le morti cominciarono ad
essere registrate nelle singole parrocchie, onde evitare che si creassero unioni illegali, come già
molte si erano verificate nei periodi precedenti. E’ da pensare che da questa epoca, i dati fornitici
dal Giordano siano stati tratti dall’archivio parrocchiale della città, unica struttura pubblica (allora)
abilitata a registrare battesimi, matrimoni e sepolture.
Le registrazioni delle nascite erano allora contraddistinte da una formula latina:
Baptizavi infantem pridie natum,
che in italiano equivale a:
Ho battezzato un bambino nato il giorno precedente.
Dall’archivio parrocchiale di S. Sosio, i cui libri per la registrazione delle nascite e, quindi, dei
battesimi, iniziano dal Concilio di Trento, e precisamente dall’anno 1559, si rileva che il 19 novembre
il parroco don Fabio Capasso battezzava il piccolo Aniello Tesco, figlio di Tesco e di Fiordalisa,
anno 1559 domini nostri Jesus Christi.
Nel 1630, quando il casale era governato dagli eletti D. Francesco Padricelli e D. Giacomantonio
Capasso, gli abitanti erano 3675. E’ da credere che questo dato il Giordano lo abbia desunto
dall’archivio parrocchiale cittadino, o più sicuramente lo abbia ricavato dopo opportuni calcoli, dal
prestito di 23.743 ducati (10) chiesto dai cittadini frattesi all’erario, da coprire mediante imposte
straordinarie sul casale, per riscattare la nostra cittadina dal servaggio baronale. Frattamaggiore,
infatti, fu uno dei tanti casali napoletani che nel seicento furono venduti ad un feudatario, per
impinguare le casse senza fondo della corte madrilena per le continue guerre che la Spagna
sosteneva a quell’epoca. Il casale fu venduto con atto del 25 ottobre del 1630 dal viceré duca
D’Alcalà al feudatario don Alessandro de Sangro patriarca di Alessandria.
La richiesta di prestito all’erario permetteva di offrire al patriarca sicure garanzie di rimborso e di
rendere più equo il carico fra tutti gli abitanti del casale.
Questa prassi, però, comportava un esame minuzioso da parte della pubblica amministrazione sulle
reali condizioni economiche del casale, stabilendo l’effettiva capacità a sostenere il nuovo gravame
fiscale, che veniva accertata mediante una nuova numerazione dei fuochi.
Tale procedura era naturalmente gradita ai ricchi ma non ai poveri, i quali finivano per pagare più
imposte.
Da questo episodio del riscatto si evince un fatto importante. I frattesi sono stati da sempre gente
amante della libertà, e mai si sottomisero ai giochi baronali: riconoscevano solo l’autorità di Dio
e del re.
A confermare questa tesi, viene in aiuto una scritta su di un ceppo marmoreo del 1624 recante
l’effige di S. Sossio, con un foro sopra, nella quale sicuramente all’epoca vi era una croce.
Esso stava a delimitare i confini di Frattamaggiore ed è stato ritrovato nel settembre del 1979 in
un giardino di proprietà privata.
L’epigrafe in latino (con la corrispondente versione in italiano) è la seguente:
| D.O.M. Dominium [et Regi] est o MDCXXIV | A Dio Ottimo Massimo [e al Re] sia dato il dominio 1624 |
Nel 1656 a causa della peste scoppiata in quell’anno la popolazione del casale scese a circa
3.000 anime.
Questo fu uno dei momenti più brutti della nostra storia cittadina, in quanto vi furono centinaia
di decessi, strade deserte, campi abbandonati; in sintesi il bilancio della pestilenza fu disastroso.
Gli sconvolgimenti portati nella vita materiale del casale andarono di molto oltre la catastrofe
demografica che fu l’aspetto che prima e più di ogni altro colpì contemporanei e posteri. Il
morbo ebbe inizio nel gennaio e quasi tutti gli storici sono concordi nell’individuare in alcuni
soldati spagnoli, provenienti dalla Sardegna, i portatori dell’epidemia. Uno di essi fu ricoverato
nell’ospedale dell’Annunziata dove gli venne diagnosticata la peste dal Medico Giuseppe
Bozzuto (11). Quest’ultimo diede subito l’allarme ma fu messo a tacere ed imprigionato perché, a
parere del Viceré, aveva diffuso notizie false.
Viceré, da tre anni era un giurista che aveva coperto importanti incarichi in patria prima di essere
inviato da Filippo IV a governare Napoli: Garcio di Avvellano da y Haro, meglio conosciuto
dai Napoletani come il Conte di Castrillo.
Uomo dotto, il Castrillo a tratti estremamente partecipe dei problemi cittadini, commise un
madornale errore nell’affrontare la peste: preferì ignorarla! Non solo mancarono misure immediate,
ma si tentò addirittura di nascondere l’apparizione del morbo. Intanto c’era chi propagava la notizia
che erano stati gli Spagnoli a diffondere la peste in città, per punire i napoletani della famosa
sommossa del 1647 capeggiata da Masaniello. Altra grave colpa delle autorità fu quella di
permettere che da gennaio a maggio ci fosse un enorme esodo da Napoli verso le province, il
che fu causa di una maggiore diffusione del morbo (12), che giunse così anche nel nostro casale. La
peste ebbe la sua punta massima tra il giugno ed il luglio. Con i primi temporali di agosto il casale
fu liberato dall’incubo. Ma fu necessario attendere fino a dicembre per essere sicuri dello
scampato pericolo.
Nel 1669, venne effettuato il nuovo censimento degli Stati napoletani ed i Comuni ne trassero
non poco sollievo perché ottennero la revisione del focatico, cioè dell’imposta che colpiva
i nuclei familiari, fino allora pagata in base a dati del tutto approssimativi e, perciò, quanto mai
ingiusti. Nella seconda metà del XVIII secolo, e precisamente nel 1789, la popolazione era salita
a 8745 unità.
L’incremento della popolazione in questo periodo è da attribuirsi soprattutto alla progressiva
riduzione della mortalità dovuta al diradarsi delle crisi epidemiche e delle carestie e al consolidarsi
di un generale miglioramento delle condizioni di vita derivato dalla migliorata qualità dell’alimentazione
e delle condizioni di igiene personale e pubblica, più che ai progressi della scienza medica.

Piazza Risorgimento (1927): «funai» al lavoro
Nella prima metà del XIX secolo, cioè nel 1808, per ordine di Giuseppe Bonaparte re di Napoli,
i Comuni iniziarono l’anagrafe e impiantarono i registri dello stato civile della popolazione. Nel
1834 la popolazione frattese ebbe un ulteriore incremento, passando a 9724 unità.
Tale ulteriore incremento è dovuto al diminuito tasso di mortalità conseguente all’aumento del
reddito procapite ed alla maggiore diffusione dell’istruzione. Con l’unificazione dell’Italia, il
rilevamento della popolazione non è più un fatto episodico, dovuto ai cultori della materia, ma
diviene un fatto ufficiale della nostra vita nazionale, per la riconosciuta utilità delle sue
risultanze.
Nel 1861 abbiamo il primo censimento ufficiale della popolazione, sotto il governo di Bettino
Ricasoli per iniziativa del Ministro Filippo Cardova (13).
In tale data Frattamaggiore aveva una popolazione di 10.897 unità. Nel 1871, data del 2°
censimento ufficiale della popolazione, il nostro Comune aveva invece una popolazione di
10.680 abitanti, cioè 217 unità in meno rispetto al decennio precedente.
E’ da osservare che per la seconda volta, durante tutto l’arco della sua storia, Frattamaggiore
diminuisce di abitanti, essendo ciò già avvenuto una prima volta nel lontano 1656 a seguito
della famosa peste precedentemente citata.
Per quanto riguarda la diminuzione di popolazione che si registrò nel decennio 1861-71, si possono
formulare due ipotesi, una di natura politica ed un’altra tecnica: la prima è la seguente: dopo
l’unità d’Italia, Frattamaggiore, come tutti i paesi del Meridione, risentì della piemontesizzazione
imposta dal regno sabaudo e dei conseguenti duri colpi inferti al tessuto sociale ed economico
delle nostre zone, per cui le condizioni di vita anziché migliorare, peggiorarono. Tutta una serie
di provvedimenti di politica economica distrussero il vecchio equilibrio su cui poggiava il Regno
delle due Sicilie e fu tale il «diluvio di tasse, che gravarono su tutto, con esclusione forse della
sola aria per respirare» come dice, Domenico Capecelatro Gaudioso, che il Governo fu
costretto ad affidare ai militari l’esazione dei tributi (14); infatti, in Parlamento, il ministro Ricasoli
ebbe a dire che «senza l’esercito le tasse non sarebbero mai state pagate».

Piazza Durante con il monumento al grande Musicista
La seconda ipotesi è questa: con decreto del dicembre 1861 fu istituito il registro di popolazione
in ogni Comune del Regno, ma accadde che molti Comuni, forse anche il nostro, o non si attennero
alle disposizioni impartite o non effettuarono i previsti aggiornamenti, per cui è possibile che nel
primo censimento generale della popolazione del 31 dicembre 1861, nel nostro comune potette
verificarsi una sovrastima della popolazione residente. In occasione del secondo censimento
generale della popolazione, del 1871, furono dettate ulteriori disposizioni per la tenuta delle
anagrafi alle quali i Comuni dovettero stavolta attenersi, disposizioni che poi restarono anche
per i censimenti del 1881 e del 1901 e che imponevano anche di utilizzare i dati censuari per
sistemare i registri della popolazione.
E’ anche possibile che nel censimento del 1871 molti cittadini frattesi non dichiararono il numero
esatto dei componenti la famiglia e in massima parte trascurarono di dare notizie degli ospiti.
Perché questo? I cittadini temono sempre di denunziare il vero per tema di quel fantasma che sta
sempre innanzi agli occhi di ogni italiano: l’agente delle tasse, paura che tuttora esiste.
Opportunamente un giornale del tempo scrisse: «Una mano fatale, una sorda voce corruttrice
s’aggira nel popolo e lo spinge a far di malanimo una operazione che tende al benessere
popolare [...] Fa d’uopo che si conoscano il numero e le condizioni dei cittadini, non già
per stabilire tasse, come vanno perfidamente insinuando i borbonici, ma per avere una
statistica che possa offrire al legislatore la parte sperimentale del progresso ...» (15).
Non dobbiamo dimenticare l’immane compito che lo Stato dovette affrontare per organizzare
questo servizio in un paese che contava 17 milioni di analfabeti su un totale di circa 23 milioni di
abitanti, dei quali il 92,39 per cento, secondo il censimento del 1871, viveva in centri inferiori a
2000 abitanti. Era quella l’Italia rurale che Stefano Iacini, nel proemio alla «inchiesta agraria» del
1881, dice segnata dalla pellagra e da febbri lacustri «che mietono tante vittime» e dove «le
emigrazioni verso regioni incognite, pur di liberarsi da uno stato presente insopportabile, debbono
aprire gli occhi a chicchessia».
«Il fatto saliente (...) è la miserrima condizione materiale di un gran numero di lavoratori della terra
in parecchie provincie, specialmente dell’alta e della bassa Italia». «Pessime abitazioni, vitto
malsano, acqua potabile putrida, salari derisori, e per conseguenza pauperismo e malattie: questi
sono fatti che nessuno potrebbe negare» (16).
Amministrare questa realtà costituiva una sfida all’impossibile. Il merito di aver superato una prova
così difficile è senza dubbio della classe dirigente del tempo, la quale diede prova di autentico
senso dello Stato e di capacità organizzative non comuni, come d’altronde la più autorevole
critica storica ha riconosciuto.
In questi due censimenti, la famiglia fu genericamente considerata una convivenza, per cui ne scaturì
una confusa promiscuità con le vere e proprie convivenze.
Alla distinzione si pervenne a partire dal censimento del 1881 nel quale fu pure introdotto per la prima
volta il principio di considerare la popolazione residente in sostituzione di quella presente. Il
criterio fu in seguito sempre mantenuto.
Nel censimento sopraccitato, con una situazione politica e sociale che andava via via normalizzandosi
e con una tecnica di rilevazione che andava sempre più perfezionandosi, la popolazione di
Frattamaggiore riprende il suo trend crescente, raggiungendo le 10.951 unità pari al 2,5%. In questi
primi censimenti, ci si limita a classificare la popolazione secondo la dimora, distinguendo la
«popolazione dei centri, dei casali e delle case sparse».
In un secondo momento, il territorio Comunale fu diviso in frazioni. A partire dal censimento del 1901
non fu più considerato il tipo intermedio di località abitata costituito dal casale.
In questo censimento, Frattamaggiore contava una popolazione di 13.327 abitanti con un incremento
di 2372 unità in venti anni, dato che il censimento del 1891 non fu tenuto per la grave crisi finanziaria
del governo Sella.
Nel 1911, data del 5° censimento generale della popolazione, il nostro Comune raggiunse la
popolazione di 13.781 abitanti con un incremento di 458 unità pari al 3,4%. E’ da osservare che
questo incremento costituisce la base dell’impennata demografica che si avrà in Frattamaggiore
nel presente secolo.
In occasione di questo censimento, il ministro dell’istruzione Credaro lancia un appello agli insegnanti
perché intervengano in aiuto degli analfabeti e tengano a scuola lezioni esplicative ai ragazzi perché
a loro volta istruiscano i familiari. Nella stessa occasione si organizza un censimento dei senza
tetto.
Col censimento del 1921 la nostra popolazione registra un ulteriore incremento, passando a
15.301 abitanti, con un incremento di ben 1520 unità, pari all’11%.
Questo incremento è da considerarsi uno dei più forti della nostra storia demografica, se si tiene
presente che in questo decennio scoppiò la prima guerra mondiale (1915-1918) e le sue conseguenze
dirette ed indirette sulla nuzialità, sulla natalità e sulle morti influirono non poco sulla popolazione.
E’ però da osservare che tale incremento fu dovuto più alle immigrazioni provenienti dai paesi
viciniori, più depressi, che alle nascite. In quel periodo Frattamaggiore attraversava uno dei periodi
più floridi della sua storia economica; le sue aziende canapiere conquistano sempre maggiori quote
di mercato nei paesi esteri, per cui molti cittadini dei paesi viciniori si stabilivano per motivi di
lavoro definitivamente nella nostra città.
Lo sviluppo economico di questo periodo fu dovuto soprattutto all’intraprendenza di alcuni
operatori locali, intraprendenza che, se da un lato ridusse al minimo lo spettro dell’emigrazione
e del sottosviluppo della nostra zona, dall’altro pesò su una massa di canapine, braccianti e
contadini, che fornirono un intenso lavoro (la giornata lavorativa era di 16 ore) scarsamente
remunerato, giacché i lauti proventi andarono tutti ad una ristretta schiera di grandi, medi e
piccoli produttori di canapa.
Con il 7° censimento del 21 aprile del 1931, la nostra popolazione crebbe ulteriormente,
raggiungendo i 18.124 abitanti, con un incremento di 2.823 unità, pari al 18,4%.
L’incremento della popolazione in tale periodo è dovuto sia ai fattori sopraccitati, sia alla
politica demografica del fascismo.
Dei censimenti effettuati dal 1931 in poi, si può osservare che si cercò, nel tempo, di pervenire
ad una sempre più rigorosa determinazione della popolazione residente, soprattutto per le esigenze
della anagrafe Comunale, e si fissò anche la definizione di «centro territoriale».
Con l’ottavo censimento, del 21 aprile 1936, la popolazione continuò a salire, raggiungendo
le 19.184 unità con un incremento di 1.060 unità in cinque anni. Questo censimento fu effettuato
a scadenza quinquennale, e non più decennale come i precedenti, in applicazione di una norma
introdotta nel 1930 (l’art. 1 del R.D. 6 novembre, n. 1503, che fissava i censimenti generali della
popolazione ad ogni cinque anni). Questa norma però fu rispettata solo per il censimento suddetto
(cioè del 1936), perché le ultime quattro rilevazioni censuarie furono effettuate con scadenza
decennale, per cui la norma del 1930, ribadita con la legge del 4 luglio del 1941, n. 766, è da
ritenersi implicitamente abrogata.
In questo censimento capitò un grosso inconveniente, rappresentato dall’assenza per motivi
bellici di numerosi capi famiglia (guerra di Spagna), per cui si ritenne opportuno di considerare
la famiglia residente in luogo di quella presente, anche se poi in una stessa sezione del modello
di rilevazione furono compresi, oltre ai membri della famiglia conviventi, anche gli ospiti, presenti
nel giorno del censimento (17).
Con il censimento del 1951 fu compiuta una approfondita revisione della materia e ciò comportò
l’adozione di concetti che sono tuttora validi, basati su criteri rigorosamente razionali, scaturiti
dalle proposte formulate da una apposita Commissione di studio che tenne conto dei pareri dai
geografi espressi in congressi sia nazionali che internazionali.
A Frattamaggiore risultò una popolazione di 23.691 unità, con un incremento di 4.507 unità in
15 anni. Questo dato riflette l’andamento congiunturale degli anni della seconda guerra mondiale
e del dopo guerra.
Nel censimento del 15 ottobre del 1961, la popolazione crebbe fino a 30.018 unità e in quello
del 25 ottobre del 1971 fino a 35.005 unità.
Alla data 30 dicembre 1980 essa risulta composta di 38.173 unità.
Da tali dati statistici risulta che il decennio 1951-61 rappresenta il periodo di maggiore incremento
demografico che tradotto in cifre fu di 6.327 unità, equivalenti al 26,7%.
Se in tutta Italia avessimo avuto un incremento di popolazione pari a quello del Comune di
Fratta, la popolazione italiana sarebbe aumentata di circa il 30%. Invece l’incremento della
popolazione nazionale fu poco meno di tre milioni di cittadini, pari al 6,2% rispetto al 1951. La
spiegazione del fenomeno, in Frattamaggiore, è da attribuirsi in questo periodo non solo all’incremento
delle nascite, ma ancora, alle immigrazioni provenienti dai Comuni viciniori più depressi. Da
questo si evince un dato importante: l’attrazione economica ed anche culturale esercitata dal
nostro centro verso le popolazioni delle zone limitrofe più povere.
Questo fatto va a confermare anche la tesi del prof. Manlio Rossi-Doria, che afferma che nel
Mezzogiorno abbiamo tre diverse realtà: «Un Mezzogiorno agricolo povero delle zone interne,
un Mezzogiorno delle agglomerazioni urbane, prive di consistente sviluppo e caratterizzate da
attività economiche marginali e dalla sottoccupazione e disoccupazione, un Mezzogiorno agricolo
urbano, più o meno modernamente sviluppato» (18).
Frattamaggiore dopo tutto, a mio parere, appartiene a quest’ultima realtà.
Il censimento del 1961, come nota il dott. F. Marchese in un suo saggio (19), fu atteso nell’ambiente
comunale con particolare interesse, giacché si profilava la prospettiva di inquadrare il comune
tra quelli di classe II, compresi cioè tra i 30 ed i 65 mila abitanti, con il conseguente progresso
di carriera del personale comunale e con la modifica della rappresentanza consiliare, da 30 a
40 consiglieri.
Nel decennio 1961-71 l’incremento è stato inferiore al periodo precedente, raggiungendo le sole
4.987 unità, pari al 16,6%.
Questa flessione si spiega in parte per l’affermarsi di una mentalità orientata a pianificare le nascite,
processo strettamente connesso all’occupazione, in parte con l’inizio del fenomeno migratorio
interno, provocato dalla perdita di occupazione posta in essere dalla crisi del settore canapiero
e in generale dall’incapacità di assorbimento di manodopera da parte dell’economia locale.
Dal 1971 al 31-12-80 si ha ancora una flessione dell’incremento demografico, essendo l’incremento
pari a sole (3.168) unità. Il fenomeno si spiega col fatto che man mano la crisi del paese si
aggrava, le ansie delle coppie aumentano sempre di più e la situazione diventa sempre più
precaria. Aumentano le preoccupazioni per l’avvenire, anche perché nel nostro Comune la
possibilità di trovare un alloggio è diventata sempre più difficile, per la saturazione pressoché
totale del territorio.
Si tratta però di un fenomeno generale: infatti in questi anni l’Italia, il cui tasso di natalità era tra
il 1963 e il 1964, all’epoca del miracolo economico del 19 per mille, aveva nel gennaio ‘79 un
incremento del 13 per mille.
Ma l’aspetto più preoccupante è il dualismo esistente, anche in questo settore, tra nord e sud.
Mentre nel centro nord le nascite sono scese a picco, nel sud i tassi di natalità restano ancora
sensibilmente elevati.
Nel 1977, spiega il prof. Antonio Golini dell’università di Roma, l’incremento della popolazione
italiana (nascite meno morti) è stato di 211 mila persone. In tutta l’Italia centro-settentrionale
l’incremento della popolazione è stata solo di 39 mila persone; in altri termini il numero delle
nascite è stato quasi uguale a quello delle morti. In queste regioni siamo vicini allo sviluppo zero,
mentre nel Mezzogiorno l’incremento della popolazione è stato di 172 mila persone: i meridionali
insomma continuano a far figli (20).
Questo dualismo demografico, un nord sempre più sterile, un sud ancora altamente prolifico,
presenta conseguenze altrettanto dannose quanto quelle determinate dal dualismo
economico.
Nell’Italia centro-settentrionale, dove c’è maggiore sicurezza per il lavoro, c’è il rischio che si
determini penuria di braccia, mentre nel sud, dove manca il lavoro, le braccia restano
sovrabbondanti.

Piazza Umberto I (1927): la torre dell’orologio
con la casa comunale. Quest’ultima è stata
abbattuta nel 1975 ed è in atto la ricostruzione.
Quindi, l’incremento della popolazione residente, per quanto riguarda Frattamaggiore nell’ultimo
trentennio, è stato piuttosto irregolare. In linea di massima il tasso di accrescimento è stato
sempre positivo. Tuttavia si è rilevato un incipiente affievolimento di tale accrescimento,
confermatosi ulteriormente negli anni successivi al ‘71 sino ad oggi.
Per quanto riguarda il saldo naturale si riscontra che nel periodo 1951-61, abbiamo una media
quasi doppia di nascite rispetto a quella nazionale ed una media identica di morti.
Nel periodo 1962-‘71, la natalità è decrescente in tutto il decennio e tale decrescenza è più
accentuata nel secondo quinquennio (si passa infatti dal valore del 31 per mille del 1962 al 24
per mille del 1971). Nello stesso periodo, da noi, la natalità subiva poche variazioni, oscillando,
nel primo quinquennio da un massimo del 10,3 per mille, nel 1962, ad un minimo del 7,5 per
mille, con un valore medio dell’8,5 per mille tra il 1966 ed il 1971.
Nel periodo che va dal 1971 al 1980, abbiamo una natalità che diminuisce costantemente ed
una mortalità che non presenta grandi variazioni rispetto al valore medio dell’ultimo quinquennio,
pari al 7,5 per mille.
Dal primo gennaio 1971 al 31 dicembre 1980, cioè in 120 mesi, la popolazione è aumentata
di 3.337 abitanti, cioè di circa 27 abitanti, in media ogni mese.
Se nel corso dei prossimi anni la popolazione dovesse aumentare nella stessa misura in cui è
aumentata negli ultimi dieci anni, Frattamaggiore raggiungerà i 40.000 abitanti fra circa 5 anni,
cioè nel 1985. Il prof. Silos Labini, che si è impegnato in una ricerca sulla natalità nel
Mezzogiorno, ha riscontrato che in esso, accanto ad indici di natalità indiana, esistono indici
di natalità europea i quali si riscontrano soprattutto nelle famiglia in cui esiste una stabile
occupazione (21). Poiché Frattamaggiore rientra, salvo qualche eccezione, nella seconda fascia,
l’aumento della popolazione si dovrà ricondurre non tanto all’aumento della natalità quanto al
prolungamento della vita media, alla diminuzione della mortalità prematura ed al progresso
igienico sanitario, che si diffonde anche nel nostro Comune.
Tutto ciò importa una profonda trasformazione della struttura demografica e dobbiamo perciò
anche prepararci ad affrontare il grosso problema dell’invecchiamento della popolazione.
Le generazioni che sono nell’età del lavoro dovranno farsi sempre di più carico delle generazioni
passate e dovremo organizzarci in modo da avere in un futuro non lontano, un minor numero di
insegnanti ed un numero maggiore di infermieri e di assistenti sociali.
Lo schema riepilogativo che segue indica anche la densità di popolazione, cioè il numero medio
di abitanti per ogni metro quadrato (ricordo che la superficie attuale di Frattamaggiore è di kmq
5,32, precisando che la densità è stata sempre calcolata riferendola a tale superficie).
Si tenga presente che i calcoli si riferiscono all’intero territorio comunale: siccome non tutta la
suddetta superficie è urbanizzata, la densità raggiunge valori molto superiori a quelli esposti in
tabella, cioè circa 12.000 abitanti per chilometro quadrato.
Sulla base dei dati riportati nello schema riepilogativo, il diagramma predisposto dà, anche
visivamente, l’idea dell’incremento della popolazione di Frattamaggiore dal 1861 al 1980.
Il grafico è puramente indicativo, tuttavia esso evidenzia, con buona approssimazione, come il
ritmo di crescita della popolazione per kmq sia andato aumentando nel tempo: si nota chiaramente,
infatti, che l’inclinazione della curva nell’asse delle ascisse, aumenta, dal 1861 ai nostri giorni, fino
a manifestare una vera e propria impennata a partire dagli inizi del presente secolo, tranne la breve
parentesi del 1871.
Inoltre, dalla lettura dello schema riepilogativo indicante la popolazione residente, si rileva subito
un forte addensamento della popolazione frattese in uno spazio molto ristretto (5,32 kmq) e una
densità di 7206 abitanti per kmq (1981).
Se teniamo presente che la Provincia di Napoli vanta una densità di 2329 abitanti per kmq
(1971), densità che è la più alta d’Italia e addirittura il doppio di quella della Provincia di Milano
(la Lombardia è la regione più popolosa d’Italia), possiamo concludere che Frattamaggiore vanta
addirittura uno dei più alti indici demografici d’Europa, simile a quello dei distretti industriali
della Rhur in Germania, dell’Alsazia in Francia e di Manchester in Gran Bretagna.
L’area frattese è stata una delle poche aree nazionali ad essersi accresciuta demograficamente
sebbene di poche unità anche in quest’ultimo anno, circa 40 nell’ottanta, e di 3454 unità dal ‘71
all’81, non già per effetto di immigrazioni, ma, soprattutto, per incremento demografico netto
ed è riuscita a bilanciare quei fenomeni di emigrazione, che pur si sono dovuti registrare negli
anni dal ‘60 al ‘70.
Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto è necessario rilevare che, a partire dall’inizio degli anni
‘50, Frattamaggiore è stata protagonista di un fenomeno emigratorio, che è divenuto via via più
consistente nell’ultimo ventennio, sia per l’incapacità di assorbimento di manodopera da parte
dell’economia locale, in piena crisi canapiera, sia per l’aumentata necessità di forza lavoro da
parte di alcune regioni del Centro e del Nord Italia, nonché di alcuni paesi stranieri caratterizzati
da un più rapido sviluppo industriale e da un più basso incremento demografico.
All’interno, l’emigrazione dei frattesi è stata prevalentemente diretta verso la zona del triangolo
industriale ed il Lazio. In quest’ultima regione, vi è una cittadina, Cisterna di Latina, che può
considerarsi una seconda Frattamaggiore, per il gran numero di nostri concittadini che colà si
sono stabilmente trasferiti. Né va dimenticato che un consistente numero di frattesi,
nell’impossibilità di trovare una abitazione nel perimetro cittadino, per il blocco dell’edilizia
causato dalla lunga e non conclusa vicenda del piano regolatore generale, è stato costretto
a trasferirsi nei comuni limitrofi, Frattaminore, Crispano, S. Arpino, Grumo Nevano, ove molti,
sono riusciti a costruirsi una propria casa.
Negli ultimi venti anni, cioè dal 1961 al 1981, Frattamaggiore ha avuto 21.050 emigrati, di cui
818 all’estero, contro 16.943 immigrati, di cui 400 dall’estero, con un saldo negativo di 4107
unità, il che rappresenta una perdita netta di circa 342 cittadini ogni anno, come evidenzia il
prospetto allegato.
| Data | Periodo Storico | Numero degli abitanti | Densità della popolaz. |
| Secolo IX (Colonia Misenati) | Periodo Ducale | 1.500 | 281 |
| Secolo X (incremento atellano) | 2.400 | 451 | |
| Secolo XIII (dopo l’arrivo dei Cumani) | Periodo Svevo (1194-1268) | 3.000 | 563 |
| (1266-1435) | Periodo Angioino | 3.300 | 620 |
| 1435-1501 | Periodo Aragonese | 3.300 | 620 |
| 1630 | Periodo Dominazione spagnola e austriaca | 3.675 | 690 |
| 1656 | 3.000 | 563 | |
| 1789 | Periodo Borbonico e Napoleonico (1735-1860) | 8.745 | 1593 |
| 1834 | 9.724 | 1827 | |
| 1861 | 1° Censimento Generale della popolazione dopo l’Unità d’Italia | 10.897 | 2048 |
| 1871 | 2° Censimento Generale | 10.680 | 2007 |
| 1881 | 3° Censimento Generale | 10.951 | 2058 |
| 1891 | - | - | |
| 1901 | 4° Censimento Generale | 13.323 | 2504 |
| 1911 | 5° Censimento Generale | 13.781 | 2590 |
| 1921 | 6° Censimento Generale | 15.301 | 2876 |
| 1931 | 7° Censimento Generale | 18.124 | 3406 |
| 1936 | 8° Censimento Generale | 19.184 | 3606 |
| 1951 | 9° Censimento Generale | 23.691 | 4453 |
| 1961 | 10° Censimento Generale | 30.018 | 5642 |
| 1971 | 11° Censimento Generale | 34.836 | 6.549 |
| 1981 | 12° Censimento Generale | 38.240 | 7.206 |
In proposto si potrà obiettare che il movimento immigratorio sia dovuto in buona parte a motivi
scolastici, cioè alle residenze fittizie che si procurano gli studenti dei comuni vicini, i quali trovano
più conveniente frequentare le scuole di Frattamaggiore che non quelle di Napoli.
Resta, in concreto, il fatto che esiste un flusso emigratorio, determinato dalla scomparsa dell’attività
canapiera, flusso che, anche se al momento appare poco rilevante (circa il 15% nel quinquennio
76-81), rappresenta pur sempre un dato negativo, tale da determinare nella zona una situazione
di sottosviluppo, se dovesse, nei prossimi anni, più consistentemente quantificarsi.
Le conseguenze di un simile processo sarebbero, sia pure in tempi lunghi, l’assottigliamento della
popolazione più intraprendente, lo squilibrio ambientale e lo spreco delle potenziali risorse
endogene.
Sempre dalla allegata tabella del movimento anagrafico del Comune, si rileva che le punte più alte
dell’emigrazione cittadina si sono avute negli anni ‘69 e 81, con. 1.230 unità di cui 203 all’estero
nel ‘69 e con 1282 unità di cui 47 all’estero nell’81.
E’ ovvio che questo fenomeno, oltre che imputabile al crollo della attività canapiera, è da riportarsi
anche alla situazione di grave disagio economico che ha investito l’Italia tutta, la quale si agita
nella seconda crisi economica di questo dopoguerra, crisi molto più grave di quella che si verificò
negli anni ‘63 e ‘64, le cui conseguenze allora furono particolarmente nefaste per la nostra città e
per il Mezzogiorno data la maggiore debolezza del nostro tessuto economico.
MOVIMENTO ANAGRAFICO NATURALE DEL COMUNE
DI FRATTAMAGGIORE NEGLI ULTIMI 50 ANNI
| Anno | Popolaz. residente | Nati | Morti | Emigrati | Immigrati | Incremento popolaz. |
| 1931 | 18.243 | 364 | 187 | 145 | 85 | 117 |
| 1932 | 18.520 | 603 | 318 | 326 | 318 | 404 |
| 1933 | 18.810 | 654 | 419 | 341 | 396 | 290 |
| 1934 | 19.167 | 582 | 335 | 426 | 536 | 357 |
| 1935 | 19.384 | 587 | 353 | 422 | 405 | 217 |
| 1936 | 19.266 | 580 | 342 | 512 | 345 | 200 |
| 1937 | 19.428 | 536 | 409 | 458 | 504 | 242 |
| 1938 | 19.755 | 661 | 315 | 424 | 412 | 327 |
| 1939 | 19.954 | 587 | 331 | 527 | 477 | 199 |
| 1940 | 20.281 | 621 | 356 | 311 | 473 | 327 |
| 1941 | 20.611 | 619 | 317 | 304 | 332 | 330 |
| 1942 | 20.490 | 532 | 343 | 320 | 340 | 121 |
| 1943 | 20.663 | 565 | 446 | 162 | 190 | 173 |
| 1944 | 20.893 | 513 | 343 | 284 | 356 | 230 |
| 1945 | 21.219 | 570 | 330 | 254 | 354 | 326 |
| 1946 | 21.874 | 747 | 284 | 316 | 502 | 655 |
| 1947 | 22.279 | 670 | 278 | 328 | 328 | 405 |
| 1948 | 22.842 | 794 | 265 | 245 | 379 | 577 |
| 1949 | 23.261 | 692 | 259 | 285 | 284 | 419 |
| 1950 | 22.696 | 713 | 251 | 350 | 314 | 438 |
| 1951 | 23.691 | 657 | 247 | 396 | 262 | 276 |
| 1952 | 24.203 | 673 | 236 | 283 | 329 | 512 |
| 1953 | 24.654 | 760 | 232 | 362 | 291 | 451 |
| 1954 | 25.187 | 806 | 219 | 426 | 373 | 533 |
| 1955 | 25.652 | 786 | 222 | 407 | 309 | 465 |
| 1956 | 26.213 | 735 | 270 | 423 | 514 | 561 |
| 1957 | 26.768 | 815 | 268 | 498 | 510 | 555 |
| 1958 | 27.312 | 855 | 244 | 533 | 483 | 554 |
| 1959 | 28.023 | 838 | 242 | 487 | 597 | 706 |
| 1960 | 28.814 | 882 | 220 | 580 | 709 | 791 |
| 1961 | 30.018 | 956 | 271 | 477 | 897 | 984 |
| 1962 | 30.652 | 1.036 | 313 | 627 | 569 | 634 |
| 1963 | 31.317 | 975 | 251 | 698 | 639 | 665 |
| 1964 | 32.202 | 1.063 | 259 | 787 | 814 | 831 |
| 1965 | 32.956 | 1.045 | 301 | 813 | 823 | 754 |
| 1966 | 33.769 | 1.057 | 253 | 744 | 753 | 813 |
| 1967 | 34.403 | 1.044 | 277 | 869 | 736 | 634 |
| 1968 | 34.844 | 996 | 293 | 1.032 | 770 | 441 |
| 1969 | 34.981 | 1.009 | 300 | 1.230 | 658 | 137 |
| 1970 | 35.505 | 966 | 290 | 1.002 | 850 | 624 |
| 1971 | 34.836 | 763 | 219 | 1.074 | 699 | 169 |
| 1972 | 35.397 | 968 | 251 | 1.173 | 1.014 | 669 |
| 1973 | 35.898 | 942 | 323 | 1.147 | 1.029 | 443 |
| 1974 | 36.530 | 1.015 | 284 | 1.034 | 935 | 632 |
| 1975 | 37.207 | 948 | 296 | 1.079 | 1.104 | 677 |
| 1976 | 37.622 | 917 | 238 | 1.018 | 754 | 415 |
| 1977 | 37.827 | 895 | 237 | 1.004 | 671 | 205 |
| 1978 | 38.055 | 825 | 293 | 980 | 676 | 228 |
| 1979 | 38.133 | 779 | 257 | 1.138 | 695 | 78 |
| 1980 | 38.173 | 690 | 157 | 1.199 | 783 | 40 |
| 1981 | 38.240 | 754 | 264 | 1.282 | 861 | 67 |
| Anno | Immigrati dall'estero | Totali | Emigrati dall'estero | Totali | |||
| Maschi | Femm. | Maschi | Femm. | Totali | |||
| 1960 | 2 | 2 | 4 | 12 | 20 | 32 | |
| 1961 | - | 1 | 1 | - | - | - | |
| 1962 | 3 | 2 | 5 | - | - | - | |
| 1963 | 6 | 5 | 11 | - | 1 | 1 | |
| 1964 | 3 | 1 | 4 | - | - | - | |
| 1965 | 1 | 1 | 2 | 9 | 8 | 17 | |
| 1966 | 7 | 4 | 11 | 20 | 20 | 40 | |
| 1967 | 2 | 3 | 5 | 43 | 22 | 65 | |
| 1968 | 9 | 6 | 15 | 33 | 26 | 59 | |
| 1969 | 20 | 9 | 29 | 130 | 73 | 203 | |
| 1970 | 31 | 19 | 50 | 4 | 6 | 10 | |
| 1971 | 33 | 20 | 53 | 64 | 45 | 109 | |
| 1972 | 22 | 15 | 37 | 27 | 29 | 56 | |
| 1973 | 10 | 8 | 18 | 13 | 13 | 26 | |
| 1974 | 14 | 13 | 27 | 3 | 3 | 6 | |
| 1975 | 15 | 20 | 35 | 4 | 5 | 9 | |
| 1976 | 13 | 16 | 29 | 10 | 8 | 18 | |
| 1977 | 10 | 10 | 20 | 27 | 20 | 47 | |
| 1978 | 6 | 1 | 7 | 13 | 8 | 21 | |
| 1979 | 7 | 6 | 13 | 28 | 20 | 48 | |
| 1980 | 11 | 9 | 20 | 18 | 18 | 36 | |
| 1981 | 6 | 2 | 8 | 23 | 24 | 47 | |
Dopo essere giunti, d’un colpo, alle «più alte condizioni di vita che il popolo italiano abbia mai
conosciuto», come scrisse Giorgio Amendola (22), l’Italia corre il rischio di tornare al suo passato
pre-industriale, ad opera di quella contro rivoluzione industriale ancora in atto, che Ronckey così
definì: La controrivoluzione industriale è l’altra faccia della rivoluzione strisciante. Nella crisi più
grave del dopoguerra ciascuno è sempre più persuaso che avrebbe diritto a un vivere migliore,
dunque si ribella, ma ribellandosi rende quel vivere peggiore a sé e agli altri. L’azione del dramma
italiano si accelera.» (23)
L’Amministrazione cittadina, formulando i propri programmi, dovrà tenere conto della realtà attuale,
nonché della tendenza in atto, e provvedere, intervenendo sia sul piano urbanistico che su quello
sociale, per assicurare migliori condizioni di vita e di abitabilità, più strutture assistenziali, relative
anche alla cosiddetta «terza età» ed agli anziani, presenti in numero sempre crescente.

Note:
(1) B. CAPASSO, Monumenta ad Neapolitani Ducatus Historiam
pertinentia, Napoli, 1881 e 1892.
(2) A. GIORDANO, Memorie istoriche di Frattamaggiore, Napoli, 1834;
S. CAPASSO, Frattamaggiore, S.P.E., Napoli, 1945.
(3) FABOZZI, Storia della fondazione della città di Aversa, Napoli, 1770.
(4) G. GALASSO, Il Regno Normanno – Dal Comune Medioevale
all’Unità, Bari, 1969.
(5) S. CAPASSO, op. cit.
(6) I dati utilizzati sono ricavati dall’opera citata da F. A. GIORDANO, il quale,
sia per essere vissuto fra il Settecento e l’Ottocento, sia per l’ufficio ricoperto all’Archivio di Stato
di Napoli, sia per il suo stato religioso, ebbe certamente possibilità di rilevare dati più che attendibili e
consultare documenti parrocchiali andati poi distrutti a seguito di guerre, incendi e manomissioni di ogni
genere. Sono stati ovviamente anche utilizzati i dati dell’ISTAT.
(7) Le norme che hanno regolato i censimenti ufficiali della popolazione italiana
sono state le seguenti: 3 dicembre 1861; Decreto 8 settembre 1861, n. 227; 3 dicembre 1871; Legge
20 giugno 1871, n. 297; 3 dicembre 1881; 10 febbraio 1901; Legge 15 giugno 1900, n. 261; 10 giugno
1911; Legge 8 maggio 1910, n. 212; 1 dicembre 1921; Legge 7 aprile 1921, n. 457; 21 aprile 1931;
D.L. 6 novembre 1930, n. 1503; 21 aprile 1936; Legge 18 gennaio 1934, n. 120; 4 novembre 1951;
Legge 2 aprile 1951, n. 291; 15 ottobre 1961; RP.R. 8 settembre 1961, 24 ottobre 1971; Legge 31
gennaio 1969, n. 4; 25 ottobre 1981; Legge 18 dicembre 1980 n. 864.
(8) A. GIORDANO, op. cit.
(9) G. CAPASSO, Afragola, A.M.E., Napoli, 1974.
(10) S. CAPASSO, Vendita dei comuni ed evoluzione politico sociale
nel Seicento, in «Rassegna Storica dei Comuni», ottobre-dicembre, 1970.
(11) Aspetti della società e dell’economia napoletana durante la peste del
1656. Edito dal Banco di Napoli, 1980.
(12) «Il Mattino», Mercoledì 27 agosto 1980, p. 5.
(13) I dati relativi ai censimenti della popolazione afferenti il nostro Comune
dal 1861 al 1921 sono stati forniti dall’ISTAT su richiesta dell’autore, in quanto i dati relativi a tali
anni non erano più in possesso dell’ufficio anagrafe a seguito dell’incendio che colpì la casa Comunale
il 10-11-1971.
(14) DOMENICO CAPECELATRO GAUDIOSO, 1860 Crollo di Napoli
Capitale, Roma, 1972, pag. 155.
(15) «Il Messaggero», Lunedì 12 ottobre 1981, pag. 9.
(16) «La Voce Repubblicana», Martedì 24 – Mercoledì 25 novembre 1981,
pag. 5.
(17) Il volume dell’ISTAT: Cinquanta anni di attività 1926-1976.
(18) Dieci anni di politica agraria nel Mezzogiorno, di Manlio Rossi
Doria.
(19) F. MARCHESE, Frattamaggiore dalle risultanze di un decennio:
1951-1961, Tip. Laurenziana, Napoli 1962.
(20) Corriere della Sera del 23 dicembre 1978.
(21) F. COMPAGNA, Il Mezzogiorno nella crisi, Ediz. della Voce, Roma,
1976, pag. 108.
(22) G. AMENDOLA, Intervista sull’antifascismo (a cura di P. Melograni),
Bari, 1976.
(23) RONCKEY, Accadde in Italia, 1968-1977, Garzanti Editore, 1977.
PASQUALE PEZZULLO è nato a Frattamaggiore nel 1943; laureato in Economia e Commercio,
è docente di Scienze Matematiche nella Scuola Media ed è abilitato all’insegnamento dell’Informatica.
Osservatore attento, sin dalla prima giovinezza, dei problemi sociali, in genere, e in particolare di
quelli di Frattamaggiore, ha sentito profondamente il grosso travaglio della crisi canapiera. Ciò
lo ha indotto a partecipare alla vita politica locale, quale esponente del P.R.I., che dal 1975
rappresenta nel Consiglio Comunale.
E’ stato anche assessore alle finanze.