Ministoria di Caivano
Epoca pre-romana
Il territorio di Caivano, originariamente in buona parte paludoso per effetto del Clanio
(antico Clanis o Clanius, attuali Regi Lagni), fu bonificato dagli Etruschi che conquistarono
la zona nel VI° secolo avanti Cristo. Il nome Glanis (con la g dura) è infatti etrusco e significa
fiume fangoso. Gli Etruschi soggiogarono le popolazioni preesistenti, gli Osci, e fondarono in
Campania dodici città, fra cui Atella a circa 4 km ad ovest dell'attuale Caivano. Nel IV°
secolo a. C. gli Etruschi furono a loro volta sconfitti dai Sanniti, popolazione bellicosa
affine agli Osci. Del periodo osco-sannita rimangono numerose tracce nel territorio campano
ed anche in quello caivanese. Oltre 5000 tombe dell'epoca si calcola siano state ritrovate
nella pianura campana e molte anche nel territorio caivanese. Ad esempio, in contrada
Padula (sul lato destro della provinciale per Acerra, prima del ponte sui Regi Lagni), nei
pressi dell'ex-cimitero colerico, furono ritrovate, nel 1928, 31 tombe osco-sannite. Si
ipotizza che la zona fra via Don Minzoni e via Matteotti, che è leggermente rialzata rispetto
alle vie circostanti, sia stata sede di un villaggio osco dipendente da Atella. In vari cortili
del rione sono stati infatti ritrovati dei vasi di creta rossa (dolii) risalenti all'epoca sannitica.
Epoca romana
Gli Atellani furono dapprima alleati dei Romani. Poi, dopo la sconfitta dei Romani a Canne,
si allearono insieme a Capua con Annibale. Quando, dopo anni di ulteriori lotte, Annibale
nel 211 a. C. si ritirò verso la Lucania, molti Atellani per paura dei Romani lo seguirono
e successivamente fondarono una nuova Atella (che ancora oggi esiste nei pressi dell'attuale
Melfi). I Romani uccisero o resero schiavi la maggior parte degli Atellani che non fuggirono.
Inoltre presero per sé e centuriarono la parte occidentale del territorio di Atella: ai Nocerini,
loro alleati e che avevano avuto grandi danni da Annibale, assegnarono la parte orientale
del territorio di Atella, vale a dire anche il territorio che sarebbe stato di Caivano. Circa
due secoli dopo Augusto mandò un nuovo gruppo di coloni romani ad Atella e furono
loro assegnate altre terre nel futuro territorio di Caivano.
Il nome di Caivano trae forse origine da un praedium Calvianum, vale a dire proprietà
della gens (famiglia) Calvia, cui fu assegnata in proprietà il villaggio osco preesistente, il
cui nome ci è del tutto ignoto. Nel documento più antico in cui si menziona Caivano (citato dal
Pratilli, che dice di aver consultato documenti di epoca longobarda risalenti all'VIII°
secolo) si parla di campu Calevanu.
Di epoca romana fu rinvenuto nel 1923, presso la Chiesa di S. Barbara, una ricca tomba
nobiliare sotterranea del I° secolo d. C. con splendide pitture murali, raffiguranti fra l'altro
delle mura di case di un villaggio, forse l'antico praedium Calvianum. La tomba fu
smontata e ricostruita nel cortile del Museo Nazionale di Napoli dove è ancor oggi
possibile visitarla.
Medio Evo
Nel 568 i Longobardi iniziano l'invasione dell'Italia. Due anni dopo esiste già il ducato
longobardo di Benevento. Da allora e per quattro secoli i Longobardi tentarono, senza
mai riuscirvi, di conquistare Napoli. Venendo da Benevento la postazione più avanzata
del ducato di Benevento in direzione di Napoli era il villaggio fortificato di S. Arcangelo.
Questo centro, attualmente disabitato e ridotto a pochi ruderi, fu fondato dai Longobardi
subito dopo il loro irrompere nella pianura campana e fu dedicato a S. Michele Arcangelo
che era da loro molto venerato. S. Arcangelo dominava le terre ed i villaggi fino a Licignano
verso Napoli e ad Atella in direzione ovest. Caivano (e forse gli attuali Pascarola e Casolla
Valenzano ed anche Cardito e Crispano, praedium Crispianum) erano villaggi sottoposti
al dominio di S. Arcangelo.
Quando i Normanni ebbero dal duca di Napoli la contea di Aversa, S. Arcangelo era
la fortificazione più importante della contea. Ma, allorché i Normanni conquistarono
sia il ducato di Benevento sia la stessa Napoli, S. Arcangelo perse la sua importanza
strategica e si avviò verso la decadenza. Nel 1463 a S. Arcangelo vivevano ancora 38
famiglie (fuochi). Nel 1676 gli abitanti erano ridotti a 15 e pochi anni dopo non vi abitava
più nessuno. La statua lignea di S. Arcangelo fu portata nella Chiesa di S. Pietro e lì rimase
gelosamente custodita per molti anni. Nel 1957 il Canonico Angelo Massaro volle riaprire al
culto la Cappella nell'antica e disabitata sede di S. Arcangelo e ivi riportò l'antica statua.
Purtroppo i ladri la trafugarono e un altro pezzo dell'antica S. Arcangelo scomparve.
Epoca Moderna
Mentre S. Arcangelo decadeva la popolazione negli altri centri del territorio di Caivano
andava aumentando. Nel 1532 Caivano aveva 132 famiglie, nel 1545 i fuochi erano
diventati 246 e nel 1561 salivano a 420. Successivamente la peste riduceva le famiglie
a 368 nel 1595. Lo stesso numero di famiglie si registrava nel 1648, mentre nel 1660
le famiglie salivano a 385. Per calcolare approssimativamente il numero di abitanti bisogna
moltiplicare tali numeri di fuochi per 5. Nel 1772 secondo Lanna Caivano aveva oltre
6000 abitanti. Nel 1882 gli abitanti erano 11697, nel 1921 erano diventati 13511 e
nel 1967 26211. Attualmente sono circa 38000.
Pascarola nel 1463 aveva 38 fuochi, nel 1648 le famiglie erano 108. Nel 1669 per la
peste si riducevano a 96. Nel 1804 Pascarola aveva 500 abitanti, che diventano 800
nel 1901. Attualmente la popolazione è di circa 2500 abitanti.
Casolla Valenzano (proprietà della gens Valentia; esiste un comune presso Bari,
Valenzano, con analoga origine etimologica del nome) aveva 235 abitanti nel 1797 e
circa 100 nel 1903. Oggi gli abitanti sono circa 250.
Il Castello
In origine forse esisteva un posto di guardia fortificato longobardo, laddove è l'attuale
torrione. Con la decadenza di S. Arcangelo, gli Angioini ampliarono la fortificazione
trasformandolo in vero e proprio castello. Circa nella stessa epoca si iniziò a fortificare
il villaggio di Caivano, che nei documenti dell'epoca incomincia ad essere definito non
più villa ma castrum. La parte di Caivano circondata da mura è delimitata dalle attuali
vie Matteotti, Corso Umberto, via Savonarola, via Sonnambula, via Imbriani. Le mura,
in tufo, furono ritoccate più volte e l'ultima, forse, nel seicento. Sono visibili tre torri (due
a via Savonarola e una all'angolo di via Imbriani con via Sonnambula). Altre tre torri sono
inglobate in fabbricati più recenti e sono solo parzialmente visibili (una all'inizio di via
Savonarola, la seconda all'angolo fra via Don Minzoni e via Longobardi, la terza
all'angolo fra via Matteotti e via Mercadante).
Un importante assedio fu sostenuto per oltre tre mesi nel 1439 secolo dagli Angioni
contro Giovanni Ventimiglia che agiva per ordine di Alfonso d'Aragona.
Il Castello fu ampiamente rimaneggiato in epoca aragonese, diventando sempre più
un palazzo signorile fortificato. Sono splendide e ben conservate le feritoie da cui con
armi da fuoco si poteva colpire gli assalitori.
Il Castello fu visitato nel 1632 dal viceré di Napoli, Don Emanuele Zunica e Fonseca,
ed una lapide di marmo posta sul portone principale ne ricorda l'evento.
I Feudatari
Il più antico feudatario conosciuto è un certo Raynaldo de Cayvano dell'XI° secolo,
citato in un Diploma di Roberto Principe di Capua del 1119 ed in un successivo documento
del 1149 in cui si parla di Blanca, uxor quondam Raynaldi de Cayvano. Rainaldo era
un nobile normanno e nel 1119 Napoli non si era ancora sottomessa ai re normanni.
In una bolla di Papa Alessandro IV del 1255 si parla di una Adelicia de Cayvano,
mater Andreotti de Castello ad mare. Dal Repertorio Angioino si ricava che nel 1269
era feudatario Mustarola Antiquini, cui successe, nel 1302, Bartolomeo Siginolfo, conte
di Caserta e Telese. Nel 1343, riporta D. Lanna junior, il feudo era proprietà di una
certa Berdella Baraballa, vedova di Giovanni Capece.
Giustiniani (1797) ci riporta i nomi dei feudatari dall'anno 1417. In tale anno Caivano
era posseduto da Marino di Santangelo. Alcuni dei feudatari successivi furono Giovanni
Antonio Marzano (dal 1451), Carlo Maria Bozzuto (1452), Anna di Sans (1452),
Onorato Gaetani conte di Fondi (1456), Giacomo Maria Gaetani (1489), Prospero
Colonna (1504), Giacomo Gaetani (1518), Emilio della Caprona (1530), Emmanuele
Malusino (1535), Costanza Pignatelli (dal 1535), Baldassarre Acquaviva (1541),
Scipione Carafa (1556), Luigi Carafa (1558) principe di Stigliano, Andrea Matteo
Acquaviva d'Aragona (1596), Giovanni Angelo Barile (1632), Francesco Barile (1636).
Nel 1797 Caivano era feudo della famiglia Spinelli. All'inizio dell'ottocento il feudo passò
ai Caracciolo e successivamente Caivano si riscattò dalla feudalità.
Le Chiese antiche
1) S. Maria di Campiglione. Nel 591, nel pieno dell'invasione longobarda, Papa
Gregorio Magno scriveva una epistola al vescovo Importuno di Atella, inviandogli un
parroco per la Ecclesiam Sanctae Mariae Campisonis. Si ritiene che questa Campisone
significhi Campi Pisonis e che da tale nome derivi il nome Campiglione. La Chiesa di
Campiglione è poi menzionata in un Collettario (Elenco dei contributi delle singole
Parrocchie) della Diocesi di Aversa del 1324 (Ecclesia S. Mariae de Campillono).
Ma allora doveva essere poco più di un'edicola. L'immagine della Madonna è di stile
ed epoca bizantina, rifatta fedelmente in epoche più recenti.
2) S. Pietro. La Chiesa di S. Pietro è menzionata in una Bolla del 1186 ed inoltre nel
Collettario del 1308 (Ecclesia S. Petri de villa Cayvani). Prima la Chiesa era costituita
dalla sola navata trasversale e l'ingresso era rivolto verso via Mercadante. Successivamente
è stata costruita la navata principale. Il Campanile è del secolo scorso e sostituì un Campanile
molto più antico e di stile gotico. La Chiesa come struttura muraria e come stile è la più
antica di Caivano. Nelle sue strutture murarie e architettoniche sono inseriti elementi
presi da edifici preesistenti di epoca bizantina e romana.
3) S. Barbara. La Chiesa sorge a lato del sito dove fu ritrovata la tomba romana ed
è noto che i Romani erigevano i sepolcri lungo le strade principali. Inoltre l'attuale via
Libertini, dove sorge la Chiesa, è sulla direttrice che doveva congiungere Atella con Acerra.
E' possibile che dove ora sorge la Chiesa di S. Barbara vi fosse qualche edicola o tempio
romano, trasformato successivamente in Cappella e poi Chiesa Cristiana. Il primo
documento storico che menziona la Chiesa di S. Barbara è un Collettario della Diocesi
di Aversa del 1308, dove si parla di una Ecclesia S. Barbarae de villa Cayvani.
3) S. Maria di Casolla Valenzano. Nel Collettario del 1308 si parla di ben due Chiese
dedicate alla Madonna ed esistenti in Casolla (S. Mariae de villa Casale Valentiano
e S. Mariae de eadem villa). Nell'unica Chiesa di Casolla esistente vi è una statua lignea
molto antica, di stile bizantino, che si fa risalire addirittura all'anno 869, in base alla data
che si legge a tergo. Ma in realtà la data deve leggersi come 1869, anno in cui la statua
fu restaurata ed essa è probabilmente del XIV secolo.
4) S. Giorgio di Pascarola. E' citata in un documento di re Guglielmo del 1186 (Ecclesiam
Sancti Georgii) ed in un documento di Carlo d'Angiò del 1266. E' inoltre menzionata
nel Collettario del 1324 (Ecclesia S. Georgii de Pascarola).
5) Dell'Annunziata. La Chiesa fu fondata prima del 1438 da Loise Rosano, si legge
in una lettera del 1894 del Parroco Luigi Rosano, riportata da D. Lanna senior.
Giacinto Libertini