Le terre di Cardito e Carditello nell’età antica

Sulla base di molteplici rinvenimenti archeologici risulta ben noto che il territorio di Cardito è stato abitato fin dall’epoca osca. Gaetano Capasso, decano e maestro degli storici locali, già nel 1983, in un libro dedicato a Casoria ed ai luoghi vicini, ci enumerava i seguenti ritrovamenti di tombe osche: 1) a confine con Caivano nella zona di Cappuccini; 2) lungo la nazionale sannitica, al confine con i depositi di marmi della Ditta Raucci, in un terreno di proprietà Losco; 3) in un terreno alle spalle della lottizzazione SLAI, già villa Caracciolo; d) davanti al cimitero consortile di Cardito e Crispano; 4) nella zona di Arcopinto, circa 300 metri a sud della chiesa di S. Eufemia di Carditello. In quest’ultimo luogo furono ritrovate 13 tombe di cui una sola fu rinvenuta intatta e ricca di suppellettile risalente al III-IV secolo a.C. Il Castaldi, e con lui Capasso, ritengono sia forse opera di una fabbrica locale sussidiaria di Cuma (fig. 1).
Ma fra l’epoca a cui risalgono questi importantissimi reperti e gli anni in cui furono scritti i primi documenti a noi pervenutici facenti menzione di Nollito (820, RNAM, ‘vico qui vollitum nominatur’; 1094, CDNA, ‘casalem qui dicitur Nolitum’; o di Cardito (1114, RNAM, ‘una startiam iusta nolitum et carditum et habet a duas partes via pulvica una que descendit ad caivanum et alia at carditum’) per oltre un millennio vi è un vuoto di reperti archeologici o di documenti che potrebbe dare l’erronea impressione di un completo spopolamento.
In particolare, nella zona non vi sono evidenze di epoca romana e il reperto più vicino risalente a tale epoca è un ipogeo, o tomba, con pareti dipinte del I secolo d. C. rinvenuto a Caivano nel 1923 a lato della Chiesa di S. Barbara ed attualmente custodito in precarie condizioni in un cortile del Museo Nazionale di Napoli.
Ma il rilievo dei luoghi mediante aerofotogrammetria e la successiva analisi delle immagini al calcolatore, ha permesso nel periodo 1981-6 ad un gruppo di archeologi francesi, guidati dallo Chouquer, di scoprire che il territorio carditese fu interessato da ben due centuriazioni romane, il cui reticolo è mostrato nella fig. 2, sovrapposto alla carta dell’Istituto Geografico Militare del 1955.
La centuriazione era la suddivisione del territorio in quadrati delimitati da strade campestri che si distendevano a scacchiera ed erano per lo più affiancate da fossati per il defluvio delle acque.
Le più antica centuriazione, detta Ager Campanus I, estesa da Capua (S. Maria Capua Vetere) e Calatia (Maddaloni) fino a Liternum ed alle terre oggi di Marano, Afragola e Caivano, fu realizzata in attuazione delle leggi di riforma fondiaria dei Gracchi nel II secolo a. C. I quadrati hanno i lati di 705 metri e l’orientamento delle strade principali è quasi perfettamente in senso nord-sud con una lieve deviazione a N-0°10’ E.
La seconda centuriazione, detta Acerrae-Atella I, estesa da Acerrae fino alle terre oggi di S. Antimo, fu realizzata circa due secoli più tardi e presenta quadrati con lati di 565 metri con andamento delle strade fortemente inclinato a N-26° O.
I reticoli della due centuriazioni si mostrano in alcuni punti ancora esistenti con impensabili corrispondenze con strade odierne e con chiese o cappelle di antica e indefinita origine, forse costruite su preesistenti luoghi di culto pagano.
Per la centuriazione Ager Campanus I è importante osservare che una strada correva a lato della attuale Chiesa di S. Barbara a Caivano e dell’ipogeo rinvenuto nelle adiacenze e poi passava davanti all’attuale Chiesa della Madonna delle Grazie, già di S. Giovanni di Nollito, per poi continuarsi per un tratto, presso l’Arcopinto, sulla SS 87.
Per la centuriazione Acerrae-Atella I, si osservi la corrispondenza di alcuni monconi di strade del reticolo: 1) con via S. Paolo, 2) con la strada di fronte alla sede Municipale di Cardito e con un tratto successivo della SS 87, 3) con due monconi di strade a Carditello e con la Chiesa di S. Eufemia, 4) con una strada ed un fossato sul lato sud della provinciale Cardito-Frattamaggiore, 5) con altre strade di Frattamaggiore. A riguardo di queste osservazioni, il Capasso fa rilevare che le fondazioni della Chiesa di S. Eufemia in lavori eseguito alcuni decenni orsono risultarono essere di pietra dall’apparenza molto antica e che l’attuale via S. Paolo è da identificarsi con quella menzionata nel primo documento in cui si nomina Cardito.
Tutto ciò costituisce una prova dell’effettivo popolamento delle terre di Cardito e Carditello anche in epoca romana e permette di stabilire una continuità fra i nuclei abitativi osci ed i centri medioevali e moderni.

Giacinto Libertini