L’antico villaggio osco che diventerà Caivano ...
Il nome Caivano deriva da praedium cal(a)vianum, ossia proprietà della gens Cal(a)via,
ed è presumibile che tale casata abbia ottenuto, per meriti o motivi a noi ignoti, tale possesso
dai romani dopo la vittoria su Annibale. La gens Calavia, il cui nome aveva la seconda vocale
stretta ed era interpretato dai romani come Calvia, era una nobile casata osca. Un suo membro,
Pacuvio Calavio, era la massima autorità di Capua allorquando tale città si alleò ad Annibale
nella sfida contro Roma nella vana ambizione di divenire la prima città d’Italia (1). Non certo a
Pacuvio Calavio fu concesso dai romani un possedimento nei nostri luoghi, ma a qualche altro
ramo della casata osca mantenutosi fedele ai romani nella mortale lotta contro i cartaginesi.
Del resto, secondo Livio, lo stesso figlio di Pacuvio volle mantenersi fedele ai romani ed anzi
avrebbe voluto uccidere Annibale ospite presso il padre (2). E’ da ricordare che Nola, Acerra,
Nocera e tante altre cittadine osche rimasero fedeli ai romani e subirono dure rappresaglie
da parte di Annibale. Dopo la sconfitta dell’esercito cartaginese e dei suoi alleati, agli abitanti
di Nocera furono assegnate abitazioni e terre degli Atellani (3).
Se dunque il termine Caivano non è anteriore alla vittoria dei romani su Annibale, eventuali
insediamenti preesistenti sul territorio dovevano avere altri nomi - a noi ignoti - in lingua osca.
Nella zona più antica di Caivano, quella racchiusa dai resti delle mura medioevali, la cosiddetta
Terra Murata, doveva esistere un insediamento abitativo osco. Vincenzo Mugione, in un articolo
riportato integralmente da Stelio Maria Martini (4), così si esprimeva:
‘Su quella zona rettangolare di Caivano di quasi 12000 mq., sopraelevata circa tre metri sulle
strade che la chiudono da mezzogiorno e settentrione, le vie Matteotti e Don Minzoni, e che
si estende da oriente a occidente in faccia al castello feudale, ho potuto, dopo accurate indagini,
stabilire l’area dove si raccolse la nostra prima gente di nomadi coloni osci. Nel sottosuolo della
detta estensione e specie nei cortili Palmieri-Cantone, Luigi Acerra, Caserta-Pierantoni, a nostra
memoria furono in diversi tempi invenuti gruppi di dolii di creta rossa di fattura grossolana; l’ultimo
nel febbraio del 1930 nel cortile del signor Nicola Fusco in via Vincenzo Capogrosso. Per avere
un autorevole parere al riguardo, nel giugno dello stesso anno condussi sul luogo l’illustre prof.
Matteo Della Corte, direttore degli scavi di Pompei, che mi onorò di una sua visita. Gli ragguagliai
come in tutta quella zona se n’erano trovati altri simili, e lui non poté disconoscere essere stata la
località un centro di antichi abitatori, e la denominò cella vinaria. Ho studiato con cura quel dolio,
che poi per incuria andò in frantumi e l’ho trovato di creta rossa, di fattura grossolana e forma simile
a quello posseduto dalla famiglia Compagnone di S. Arpino rinvenuto nel 1898, al quale il prof.
Petrone assegnò l’ultima epoca sannitica. La sopraelevazione del suolo suddetto con blocco di
ferrumma, identica a quella che si trova anche oggi tra le rovine di Atella, incastrata nelle mura
di palazzo Palmieri-Cantone, ci permette di risalire ad un’epoca anteriore avvalorando l’ipotesi
del dotto archeologo Scherillo che faceva Caivano contemporanea di Atella e che perdette il nome
primitivo sostituito da quello di Caivano quando andò in disuso il nome osco.’
Per l’esatta ubicazione dei cortili menzionati dal Mugione e non esattamente identificati mediante
una piantina topografica, ho condotto una ricerca nell’anagrafe del comune di Caivano con
l’attenta collaborazione del personale di tale ufficio. I quattro cortili identificati sono evidenziati
con un asterisco nella Fig. 1, che è una porzione - rielaborata al calcolatore - della pianta
topografica catastale del 1876. In particolare a via Capogrosso i vani di cui ai numeri
civici 8-10-12-14-18 risultavano intestati a Nicola Fusco ed inoltre i vani di cui ai numeri
civici 16-20-22-24-26-28 risultavano intestati ad Acerra Michele fu Luigi. Per chi viene dalla
piazza Cesare Battisti, questi numeri civici riguardano il lato sinistro della strada e corrispondono
al secondo e terzo palazzo ed ai relativi cortili.
Per quanto riguarda via Don Minzoni ai numeri civici 24-26-28-30 risultavano abitare - o avere
abitato - eredi della famiglia Caserta e una certa Olga Villani, vedova Pierantoni. Tale palazzo,
con il portale ed altri elementi architettonici di stile catalano e risalenti al dominio aragonese, è
quello che fronteggia via Longobardi. Il palazzo successivo, numeri civici 32-34-36, risultava
essere stato abitato in epoche successive nei vani di cui al numero 36 da Cantone Maria e
da Palmieri Angela Maria.
I quattro cortili così identificati (due su via Capogrosso e due su via Don Minzoni) sono adiacenti
l’uno con l’altro e ben definiscono un piccolo ed antichissimo nucleo abitativo. Per quanto
riguarda l’ubicazione è da notare che se si unisce con una linea retta il ponte di Casolla Valenzano
sui Regi Lagni con il centro della sede dell’antica Atella, tale linea passa precisamente per il
nostro antico abitato. Se è vero che lungo questa linea già nel VII secolo avanti Cristo, e
quindi oltre due secoli prima della fondazione di Atella come città murata, correva un importante
itinerario commerciale che dal Sannio Centrale -attuale beneventano - conduceva, passando
per Suessula - presso l’odierna Cancello - e per il sito dell’attuale ponte di Casolla, alla
importantissima città greca di Cuma (5), è facile e suggestivo immaginare che lungo questa via
più facilmente sorgessero nuclei abitati, sottoposti al dominio degli etruschi. Con la distruzione
ed il successivo parziale risorgere di Suessula, con l’affermarsi di Capua come principale
centro osco e con la nascita di Neapolis, eventi che si svolgono nel V-IV secolo avanti Cristo,
la via che congiungeva questi ultimi due centri si incrociava esattamente sulla sede dell’antica
Atella: ciò dà una spiegazione razionale del successivo sviluppo di Adérl (Atella), del suo
dotarsi di mura e strutture cittadine e del suo prevalere sui piccoli nuclei abitati viciniori, ivi
compreso il centro che poi assumerà il nome di Caivano.
Giacinto Libertini

Note:
(1) Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXIII, 2-7
(2) ibidem, XXIII, 8-9
(3) ibidem, XXVII, 3
(4) Caivano. Storia, tradizioni e immagini, Nuove edizioni, Napoli, 1987, p. 24-25
(5) F. von Duhn, Scavi nella necropoli di Suessula, Bullettino dell’Instituto di
Corrispondenza Archeologica, 1878, ripubblicato integralmente in Suessula, Archeoclub d’Italia -
Sede di Acerra, Acerra, 1989